L’autunno può aspettare. Nel Bellunese settembre ha avuto il sapore dell’estate, con temperature eccezionalmente elevate, giornate spesso soleggiate e piogge troppo scarse per colmare il deficit idrico accumulato nei mesi precedenti. Lo conferma il report climatico di Arpav, che fotografa uno dei settembri più caldi degli ultimi quarant’anni sulle Dolomiti bellunesi. L’anomalia termica è stata compresa tra i 2 e i 3 gradi sopra la norma e il mese appena concluso rappresenta l’ottavo consecutivo più caldo del normale. Un dato che continua ad alimentare la lunga fase siccitosa che interessa gran parte della provincia.
La prima settimana è stata quella più estrema. Tra il 4 e l’8 settembre il termometro ha toccato i 33,7 gradi a Feltre, sfiorando i 30 ad Agordo e Santo Stefano di Cadore. Valori decisamente insoliti per un mese che segna l’inizio dell’autunno meteorologico. Poi è arrivata una breve parentesi di maltempo. Tra il 9 e il 10 settembre le precipitazioni hanno riportato temperature più vicine alla norma, ma hanno anche provocato alcuni effetti sul territorio. Sul versante nord del Monte Pelmo una colata detritica ha invaso la strada di accesso al Rifugio Città di Fiume, a causa delle piogge intense registrate nella zona. Nonostante quell’episodio, il bilancio complessivo resta povero di precipitazioni. Nel Bellunese sono caduti generalmente tra 80 e 150 millimetri di pioggia, con quantitativi inferiori alle medie storiche dal 10 al 35 per cento. In molte località i giorni piovosi sono stati appena la metà di quelli normalmente attesi per settembre.
Il dato più significativo riguarda però la situazione da inizio anno. A Feltre, ad esempio, dal primo gennaio a fine settembre sono caduti 720 millimetri di pioggia contro una media di 1.062 millimetri: un deficit del 32 per cento che fotografa bene le difficoltà idriche del territorio. Gli indicatori climatici elaborati da Arpav evidenziano infatti condizioni di siccità severa e, in alcune aree, addirittura estrema, con uno dei quadri più critici localizzato proprio nel basso Bellunese.
Anche la montagna continua a mostrare gli effetti delle temperature anomale. Sulla Marmolada settembre è stato il secondo più caldo degli ultimi quarant’anni, la neve non è mai scesa sotto i 3 mila metri e negli ultimi giorni del mese lo zero termico è tornato a sfiorare quota 4 mila metri, favorendo ancora una volta la fusione del ghiacciaio.





