Bellunese sempre più fragile: meno abitanti, più anziani e redditi bassi

Bellunese sempre più fragile: meno abitanti, più anziani e redditi bassi

Il Bellunese si spopola e invecchia più del resto del Veneto. È la fotografia che emerge dalla ricerca commissionata dalla Fnp Cisl Veneto, che analizza dati demografici, occupazionali ed economici a livello comunale, mettendo in evidenza un divario sempre più marcato tra le diverse aree della regione. A colpire è soprattutto la dinamica demografica. In alcuni piccoli Comuni montani la perdita di popolazione negli ultimi vent’anni è stata drastica: Gosaldo ha perso oltre il 40% dei residenti, Zoppè di Cadore quasi il 39%, Ospitale di Cadore più del 36%. Dati che si inseriscono in una tendenza diffusa, che riguarda gran parte della provincia, mentre complessivamente il Veneto nello stesso periodo ha registrato una crescita del 3,8%.

Chi resta, inoltre, è sempre più anziano. Nei centri montani bellunesi la quota di over 65 supera spesso il 35% della popolazione, con punte che raggiungono e superano il 40%. A Gosaldo, ad esempio, si arriva al 41,9%, uno dei livelli più elevati in tutta la regione, a fronte di una media veneta del 24,9%. Un quadro che racconta un territorio in progressivo indebolimento, dove si intrecciano spopolamento, invecchiamento e minore capacità reddituale. In diversi Comuni montani i redditi da pensione risultano tra i più bassi del Veneto, con casi come Zoppè di Cadore poco sopra gli 11 mila euro annui e altri centri che si attestano ben al di sotto della media regionale.

Il mercato del lavoro presenta invece luci e ombre. In alcune aree industriali, come l’Agordino, i livelli occupazionali sono elevati e superano anche l’80%, ben al di sopra della media regionale del 70,2%. Ma nelle zone più periferiche o legate a turismo e stagionalità il tasso di occupazione scende sensibilmente, evidenziando una fragilità strutturale. Il risultato è un territorio che fatica a trattenere i giovani. Non si tratta più soltanto di partenze verso l’estero: sempre più spesso lo spostamento avviene all’interno della stessa regione, verso le aree centrali, dove si concentrano servizi, infrastrutture e opportunità lavorative.

È proprio questo il nodo centrale della ricerca: il Veneto non è abitato allo stesso modo. Le aree montane, il Polesine e alcune zone costiere risultano le più fragili, caratterizzate da popolazione in calo, maggiore incidenza di anziani e redditi più bassi. «L’elemento distintivo di questa analisi è la lettura nel tempo del movimento della popolazione», sottolinea la segretaria regionale Fnp Cisl Veneto Tina Cupani. «Questo ci dice quanto il sistema pubblico fatichi a intercettare i bisogni reali. Il nostro compito è partire da queste esigenze, trasformarle in proposte e portarle nei luoghi dove si decide».

Una sfida che riguarda da vicino la provincia di Belluno. Perché senza interventi mirati su servizi, lavoro e attrattività, il rischio è quello di vedere proseguire lo svuotamento delle comunità montane, con conseguenze sempre più profonde sul tessuto sociale ed economico del territorio.

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