Arte e natura a Gorna: le piante officinali trasformano il bosco in un mosaico

Arte e natura a Gorna: le piante officinali trasformano il bosco in un mosaico

Aggiungere un colore al mosaico, ogni anno, togliendo un po’ di buio al bosco. Sembrano i versi di una poesia: in realtà sono il lavoro e il proposito di Andrea Reato e della sua azienda agricola Gorna, nell’omonima frazione di Sovramonte. Sui pendii della valle che porta in Primiero, tra il verde nella bella stagione spiccano l’arancio e il giallo della calendula, il bianco della camomilla, il fucsia dell’echinacea, il viola della malva, fiori e foglie che in autunno vengono trasformati in tisane e unguenti.

L’idea di coltivare le piante officinali è nata per necessità (perché si adattano ai piccoli terreni montani e alle pendenze) e per curiosità: «È stata la mia fidanzata Deborah Pauletti, estetista ed esperta di essenze e unguenti – racconta Andrea – a ispirare la sfida di realizzare dei prodotti da piante coltivate da noi. Siamo partiti con le tisane e ora stiamo studiando come produrre gli oli essenziali». 

Nell’azienda Gorna, non si coltivano solo fiori: l’avventura di Andrea, 30 anni, studi in Scienze politiche alle spalle e un periodo di lavoro come europrogettista, è iniziata cinque anni fa con un vigneto, piantato nel villaggio di origine della sua famiglia. «Dopo aver visto la differenza tra teoria e realtà nella gestione dei fondi europei – spiega Andrea – ho abbandonato il settore, ho lavorato un anno in un vivaio, dove ho appreso molto sulla coltivazione delle piante e ho deciso di provare». 

All’inizio è stata la vite: un tempo, quando il bosco a Gorna non aveva ancora invaso i terreni, c’era un sentiero chiamato La via dele vit, a ricordare che lì ci sono le condizioni per la coltivazione di buoni grappoli d’uva. In queste settimane, il giovane agricoltore sta togliendo rami e ceppi da un altro terreno, che un tempo era un vigneto del nonno, poi invaso dal bosco.

«Qui a Gorna – racconta Andrea – non ho trovato solo terreni fertili e acqua in abbondanza, ma anche tanta collaborazione e sostegno da parte degli abitanti, soprattutto dagli anziani. C’è la signora che mi porta il caffè mentre sto lavorando nei campi, ci sono Teresa che ha 102 anni e la figlia Lina che a volte mi aiutano con i fagioli. Mi raccontano tante storie su come si viveva una volta, su cosa si coltivava, un confronto utile per programmare le semine. Teresa, ad esempio, ha riconosciuto subito la canapa, quando lei era giovane veniva utilizzata per produrre filati, la mettevano in ammollo nelle vasche per la raccolta dell’acqua». E infatti, all’uva e al vino si sono aggiunti i fagioli, le erbe officinali e la canapa. 

Andrea lavora i campi a mano, il macchinario più grande che possiede è un motocoltivatore. Raccoglie i fiori, li seleziona e poi li mette in un grande essiccatoio per mantenere il colore e la fragranza. Il prossimo colore che si aggiungerà al mosaico, sarà quello della rosa canina.

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