Tutta la classe in uno smartphone. E la suoneria dice “inclusione”. Una splendida musica. Perché tiene uniti i bambini alla loro compagna diversamente abile. È una storia bellissima quella che arriva dall’asilo di Sopracroda. Una storia semplice, fatta di piccoli gesti quotidiani in grado di rendere sopportabile e “normale” anche un mese di quarantena.
C’è una bambina. Ha l’amicizia dei suoi piccoli “colleghi” e l’aiuto della maestra di sostegno. In classe, quindi, tutti collaborano e la fanno sentire speciale. Poi però arriva il coronavirus, l’asilo chiude e le distanze aumentano. Un problema per tutti. Ma ancora di più per la “nostra” bimba. Però c’è la tecnologia. E ci sono buone idee. Anzi ottime. Videochiamate e messaggi di saluto. Una triangolazione bambini-insegnanti-famiglie. E il gioco è fatto: viene ristabilito un pizzico di quella normalità che in queste settimane è merce rara. Tutto merito di un team affiatato di insegnanti.
Cristina P., Antonella, Milena, Cristina S., Emanuela, Samantha e Claudia. Le “magnifiche sette”, che non avevano mai provato la didattica a distanza prima del coronavirus, tranne in qualche rarissima occasione. E che adesso riescono a ricreare l’ambiente di classe dentro uno smartphone o un pc.
«Gli strumenti che stiamo usando in questi giorni sono diversi – spiegano -. Per il contatto con i bimbi soprattutto wathsapp, con cui inviamo file audio e video registrazioni tramite i rappresentanti che fanno da collante tra noi e gli altri genitori. Visto che si tratta di bambini così piccoli ci è parso il mezzo più idoneo d’interazione, oltre all’uso di email per alcune indicazioni più dettagliate e specifiche per i grandi. Poi, usiamo Meet di Google Suite per gli incontri collegiali tra noi insegnanti; uno strumento che ci ha fatto capire quanto sia importante anche tra di noi saperci relazionare e sostenere».
Il sostegno però serve anche ai bambini, che difficilmente capiscono come mai devono stare a casa. «Fondamentale durante qualsiasi emergenza è rimanere quieti e sereni il più possibile, per il bene di tutti e soprattutto dei bambini, la cui situazione emotiva rispecchia quasi sempre quella di chi gli sta vicino – proseguono le sette maestre di Sopracroda -. Partendo da questo presupposto le nostre proposte quotidiane sono state inizialmente solo mirate ad avere un contatto emotivo con i bambini e i genitori, per mantenere un filo conduttore che li tenesse connessi alla comunità scolastica. Solo in seguito abbiamo cercato di perfezionarle in modo da soddisfare anche il requisito didattico. Difatti il nostro primo messaggio audio è stato registrato per arrivare al cuore dei bambini, per farli sentire pensati e dare loro un segnale che non erano lasciati soli».
Le maestre stanno mandando ogni giorno, dal lunedì al venerdì, un audio e un video con saluti, proposte, musiche, storie, filastrocche, giochi che i bambini già conoscono. «E anche qualcosa di nuovo, attraverso le voci alternate di tutte le insegnanti. È un modo anche questo per sentirci vicini, per darci forza, per andare avanti e guardare a un futuro migliore con la consapevolezza che andrà tutto bene. Abbiamo inoltre voluto mantenere quello che è il nostro stile educativo e che portiamo avanti con tenacia da molto tempo: quello di essere una comunità che accoglie, include e responsabilizza».
E qui si innesta la storia di inclusione. Con la trovata dell’insegnante di sostegno per raggiungere anche la bambina speciale e farla sentire dentro la classe. «Abbiamo avviato una sorta di vicinanza di tutti i bambini attraverso videochiamate e messaggi di saluto – spiegano le maestre -. Dal punto di vista emotivo ed empatico, tutti i bambini stanno facendo l’impossibile per non far mancare il loro supporto e la loro presenza alla loro compagna».
Ma la scuola a distanza non è solo emotività ed empatia. È anche lavoro. Come solo i bambini dell’asilo sanno fare. Ecco allora una serie di attività che a Sopracroda sono diventate la giornata tipo dei piccoli alunni. Come ad esempio il “GiocaPassi”. «Attraverso l’uso di un audio, ho dato ai bambini le indicazioni del gioco – spiega la maestra Cristina Pocchiesa Con -. L’obiettivo era quello di muoversi in casa, contare, tracciare percorsi su un foglio, scrivere numeri, favorire la fantasia. Si trattava di scegliere un punto di partenza in un luogo della casa e un punto di arrivo, sempre in casa. Contare i passi che servivano ad arrivare, poi fare lo stesso percorso camminando come una formica e così via. Si potevano tracciare i percorsi su un foglio, con colori diversi, e scrivere accanto il numero di passi».

Le maestre si ingegnano. I bambini ci mettono tutto il loro candido entusiasmo. Ma è un surrogato di normalità. Il quotidiano dovrebbe essere la classe. «Sì, i bambini ci mancano. E noi manchiamo a loro, lo si sente dagli appelli e dalla voglia di ritornare a scuola, e attraverso i messaggi di saluti che ci arrivano numerosi – dicono le maestre -. I bambini sono molto stanchi di non avere più relazioni vicine e vivere la quotidianità della routine scolastica. Se è bene dare un senso a un’esperienza così dolorosa, quel senso va individuato proprio nella possibilità che la relazione educativa torni ad assumere il valore che merita di vedersi riconosciuto. Quello che abbiamo imparato deve essere da stimolo a proseguire per migliorare, tenendo presente che se è vero che questo tipo di lezione a distanza è innovativa, è altrettanto vero che ha un senso solo se c’è la relazione diretta, che è fondamentale».





