Belluno: produzione stabile e segnali contrastanti nel manifatturiero

Belluno: produzione stabile e segnali contrastanti nel manifatturiero

Nel secondo trimestre del 2025, l’economia bellunese si muove in una zona di equilibrio sottile, tra tenuta e rallentamento. I dati dell’indagine congiunturale di Unioncamere del Veneto restituiscono un quadro di sostanziale stazionarietà per il manifatturiero provinciale, con una variazione della produzione pari al +0,1% sia rispetto al trimestre precedente che allo stesso periodo dell’anno scorso. Anche il grado di utilizzo degli impianti si mantiene stabile, attestandosi al 67%, in linea con i valori registrati nei mesi precedenti.

Il fatturato e la raccolta ordini dal mercato interno mostrano una dinamica simile: nessuna variazione significativa rispetto al trimestre precedente, mentre sul fronte estero si registra un lieve incremento degli ordinativi (+1,3%). Tuttavia, il confronto su base annua evidenzia una flessione della domanda estera (-1,9%), segnale che invita alla prudenza.
Il portafoglio ordini garantisce alle imprese bellunesi circa 49 giorni di produzione, un dato stabile rispetto ai 50 del trimestre precedente. Le previsioni per il terzo trimestre indicano una prevalenza di giudizi improntati alla stazionarietà: circa il 40% degli imprenditori intervistati prevede stabilità per produzione e ordini interni, mentre la quota sale al 45% per la domanda estera. Solo su quest’ultimo fronte si registra un saldo positivo tra chi prevede un aumento e chi teme una diminuzione.

Il commento del presidente della Camera di Commercio Treviso-Belluno|Dolomiti, Mario Pozza, conferma la lettura prudente dei dati. «Per Belluno il passo congiunturale della produzione è stazionario, e stabile è anche il grado di utilizzo degli impianti. Questi risultati fanno media di tendenze molto diverse tra i settori», osserva Pozza. Tra i comparti in difficoltà, l’occhialeria continua a scontare una flessione su tutti gli indicatori, ad eccezione di un rimbalzo nella raccolta ordini esteri. Il grado di utilizzo degli impianti nel settore si ferma al 61%, ben al di sotto della media regionale, segno di possibili fermi produttivi, soprattutto nella lavorazione conto terzi. Più incoraggianti i segnali che arrivano dal comparto dei macchinari industriali, dove tutti gli indicatori sono in crescita su base congiunturale. Anche i settori del “made in Italy”, come moda e legno-arredo, mostrano un recupero, seppur parziale: per il legno-arredo, ad esempio, il rimbalzo non basta a invertire la tendenza negativa su base annua.

Pozza invita a non sottovalutare il contesto internazionale, in particolare le dinamiche legate al mercato statunitense. «Il timore dei dazi ha favorito l’intensificarsi degli scambi commerciali nel breve periodo, ma nel medio-lungo termine la tenuta dell’export dipenderà da variabili complesse, tra cui l’effetto sui prezzi finali e le possibili scelte di rilocalizzazione industriale».

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