Dal 1° agosto 2025 entra in vigore lo stop al rinnovo dei contratti per i cosiddetti “gettonisti”, i medici assunti tramite cooperative per sopperire alla cronica carenza di personale nei Pronto Soccorso. Una misura che, seppur annunciata da tempo, rischia di mettere in ginocchio il sistema sanitario pubblico, soprattutto in piena estate, quando il personale dipendente è già sotto pressione per le ferie.
I numeri parlano chiaro: secondo Simeu, in alcune strutture i gettonisti coprono fino all’80% dei turni. In media, il 30% dei Pronto Soccorso italiani si affida a queste figure, nate in emergenza durante la pandemia, ma diventate ormai strutturali. Il loro impiego ha sollevato polemiche per i compensi elevati e per la precarietà del servizio offerto. E il Comitato feltrino per il diritto alla salute lancia l’allarme: non si conoscono ancora le misure alternative messe in campo dalle aziende sanitarie. Il rischio è che il personale dipendente si trovi a fronteggiare un sovraccarico insostenibile, con conseguenze dirette sulla qualità dell’assistenza.
Il caso bellunese: esternalizzazione e incertezze
Nel Bellunese, denuncia il comitato, la situazione è ancora più delicata. L’Ulss 1 Dolomiti ha avviato un bando da 5,3 milioni di euro per esternalizzare i servizi medici in sei reparti chiave, tra cui i Pronto Soccorso di Belluno, Feltre, Agordo e Santo Stefano di Cadore. Una mossa che, secondo il Comitato feltrino per il Diritto alla salute, potrebbe preludere a una privatizzazione più ampia della sanità locale: «Ci chiediamo se esista un piano concreto per affrontare questa transizione. I cittadini bellunesi hanno diritto a una sanità pubblica, universale e gratuita. Il rischio è che l’accesso alle cure diventi un privilegio per pochi», denuncia il Comitato.
Liste d’attesa e disagio crescente
Allo sportello “Diritto alle cure” di Feltre si registra un aumento delle segnalazioni di cittadini in difficoltà con le liste d’attesa. Alcuni appuntamenti vengono spostati oltre l’estate, senza garanzie sui tempi di recupero. La sensazione è che il sistema stia perdendo pezzi, e che la situazione possa peggiorare. Mentre a un anno dalla scadenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza, la Missione Salute mostra ritardi preoccupanti. Secondo la Fondazione Gimbe, l’82% dei fondi non è ancora stato speso. Tra gli obiettivi più critici:
- Riorganizzazione dell’assistenza territoriale
- Potenziamento dei posti letto in terapia intensiva e semi-intensiva
- Attivazione delle Case e Ospedali di Comunità, spesso privi di personale adeguato
Salute mentale: ancora in attesa
Il comitato segnala anche gravi carenze nell’assistenza psichiatrica. A Feltre si attende l’apertura H24 del reparto di psichiatria e la sistemazione del CTRP. A Belluno, il SPDC dovrebbe accogliere almeno 20 utenti, ma le unità extra non sono mai state stabilizzate. La vera emergenza non è solo lo stop ai gettonisti, ma l’assenza di una visione strategica per la sanità pubblica. Il Comitato chiede che Stato e Regione affrontino con serietà questo scenario, mettendo al centro la cura delle persone e la difesa del sistema sanitario pubblico.





