«Ci sono poche attività umane in grado di plasmare e custodire l’ambiente, e allo stesso tempo di creare ricchezza e sostenibilità. L’agricoltura è tra queste e in montagna ha una valenza ulteriore, quella di contrastare lo spopolamento e l’avanzamento dell’incolto che creerebbe problemi a catena anche in pianura. Ma nelle terre alte, per la dimensione ridotta delle aziende agricole e per le difficoltà quotidiane della pendenza, del clima e per la scarsità di infrastrutture, necessita di un sostegno particolare e di misure differenti». Lo ha detto ieri (10 novembre) la vice presidente della Provincia di Belluno Silvia Calligaro, delegata nelle materie di caccia, pesca e agricoltura, nella prima Giornata nazionale dell’Agricoltura, istituita il 28 febbraio scorso con la legge 24 del 2024 (“Disposizioni per il riconoscimento della figura dell’agricoltore custode dell’ambiente e del territorio e per l’istituzione della Giornata nazionale dell’Agricoltura”).
«La legge, all’articolo 2, definisce l’agricoltore il custode dell’ambiente e del territorio, innanzitutto per la manutenzione e la salvaguardia del paesaggio e per il mantenimento dell’assetto idraulico e idrogeologico; poi per la custodia della biodiversità rurale, per l’allevamento di razze animali e la coltivazione di varietà vegetali locali, per il contrasto all’abbandono di alcune aree. In pratica, l’agricoltore è un custode della montagna, e noi lo sappiamo bene: in Provincia è stata creata una materia di delega ad hoc, che prima non veniva assegnata; nonostante la competenza sia regionale, questo significa quanto importante sia questo tema per le terre alte e quanto l’amministrazione provinciale voglia sostenere il settore primario, in sinergia con le associazioni agricole Coldiretti, Cia e Confagricoltura, che con sapienza e lungimiranza supportano l’attività delle aziende e dei coltivatori. L’obiettivo è rafforzare il collegamento tra la montagna e la pianura, per far comprendere le dinamiche e le esigenze dell’agricoltura nelle nostre aree. Esigenze diverse rispetto al resto della regione, per la natura intrinseca del settore primario nelle terre alte, fatto di piccole realtà, ma di grandi eccellenze; fatto di persone il cui lavoro rientra in una filiera ampia utile anche alla difesa del suolo, al turismo, alla promozione territoriale. Finché ci saranno agricoltori, possiamo stare certi che la montagna non si spopolerà mai del tutto. Ma dobbiamo lavorare perché questi siano messi nelle condizioni di poter esercitare la loro attività».





