Casa, abitazioni, appartamenti… questo il tema al centro dell’incontro svoltosi giovedì scorso (18 aprile) nella sede del Comune di Alpago. Sotto la lente le difficoltà per i lavoratori di trovare un alloggio che consenta loro di inserirsi stabilmente nel tessuto produttivo, economico e sociale del territorio. Perché di questo si sta parlando: ci sono persone che hanno un contratto di lavoro e non riescono a trovare una casa.
Lo spunto dell’incontro proviene dalla constatazione che molti di questi “lavoratori in cerca di casa” sono anche immigrati in fase di uscita dai centri di accoglienza. Ma il tema della mancanza di abitazioni coinvolge molteplici target di lavoratori: dagli operatori sociosanitari, ai medici, agli autisti, insegnanti e dirigenti scolastici e così via. Nel caso delle persone in uscita dai centri di accoglienza – quello dell’Alpago nel caso specifico – il problema è proprio questo: hanno già in mano un contratto o una proposta di lavoro, in molti casi anche a tempo indeterminato.
Tuttavia il fatto percepire uno stipendio porterà queste persone, una volta raggiungi i 6.947,33 euro lordi di guadagno annuale a uscire forzatamente dal programma di accoglienza, nell’idea – discutibile – che abbiano raggiunto l’indipendenza economica. «Nel giro di pochi giorni, a volte 3, queste persone si ritrovano con un contratto a tempo indeterminato in una mano e… le valigie nell’altra. Nel peggiore dei casi, però, rischiano di finire nella strada proprio perché non riescono a trovare un alloggio disponibile: da una parte non si trovano case in affitto, dall’altra permane la diffidenza nell’affittare casa a lavoratori stranieri. E questo nonostante ci sia da parte delle imprese un disperato bisogno di forza lavoro, soprattutto nei settori della produzione alimentare, della gastronomia, della ricettività, dell’industria in generale e dei servizi alle persone» spiega Sara Bona, sindaca di Tambre e assessora ai servizi sociali dell’Unione montana Alpago. «Da parte delle imprese c’è anche la disponibilità di fare in qualche modo da “garante” presso chi voglia mettere a disposizione un alloggio. Questa situazione sta innescando un fenomeno preoccupante e paradossale: ci sono lavoratori disponibili, datori di lavoro interessati a offrire loro un contratto anche stabile, soprattutto in settori e mansioni dove è praticamente impossibile trovare lavoratori locali, ma rimane il problema di trovare un alloggio. Questa situazione produce delle distorsioni preoccupanti anche dal punto del lavoro e della legalità: i datori di lavoro si trovano costretti a proseguire con contratti precari perché il lavoratore straniero rischia di percepire un reddito tale da lasciarlo letteralmente “per strada”. Ancor peggio potrebbe essere però il ricorso al lavoro nero o a contratti “fintamente brevi” per aggirare questo ostacolo che in tutti i sensi è un vero e proprio insulto non solo a un’integrazione sostenibile dei lavoratori stranieri, dei quali c’è un ormai lampante necessità, ma anche verso il sistema aziendale ed economico in generale che si sta ripiegando su se stesso in una provincia già flagellata dallo spopolamento e dall’invecchiamento».
La testimonianza dell’imprenditore Gianluigi Balbinot presente all’incontro è una fotografia impietosa della situazione: 4 lavoratori da assumere, volenterosi, seri, disposti ai turni non facilissimi che impone il settore. Hanno un progetto di vita e di famiglia in Alpago. Non trovano casa, nonostante gli sforzi dello stesso Balbinot che ha tentato diversi canali per individuare un alloggio per i suoi preziosi lavoratori.
L’esito dell’incontro, a cui erano presenti i Comuni, i Servizi Sociali e la Polizia locale dell’Unione Montana Alpago, le cooperative Ceis, Integra e Sportello Informa Immigrati dell’Alpago/Insieme si può, Veneto Lavoro, don Christian Mosca per le parrocchie della Conca, oltre all’imprenditore Balbinot, è stato la necessità di attivare un’azione di sensibilizzazione verso le realtà del mondo della proprietà edilizia, oltre che del mondo del lavoro per cercare sinergie sul tema abitativo non solo per i lavoratori stranieri ma per tutti quei lavoratori che sono attratti dal potenziale del territorio eppure si scontrano con la difficoltà di trovare alloggi. Il tema non è nuovo se si considera che già nel 2000 la Provincia di Belluno aveva dato vita a un protocollo di intesa tra enti per affrontare il tema dell’inserimento stabile dei lavoratori stranieri anche dal punto di vista abitativo. Un’esperienza analoga è stata recentemente avviata tra i Comuni della Marca Trevigiana con l'”Accordo per la promozione di una politica unitaria sul tema dell’abitare nella provincia di Treviso”. In Valbelluna è inoltre attivo il progetto Primavera Casa. Segnali tangibili di un tema che sollecita azioni concrete e decise a livello non solo locale.





