«Non siamo vittime, né spettatori. Siamo ribelli rispetto al destino di rimanere soli in una crisi, che è quella climatica. Il Vajont, in questo senso, è una storia che ci mette insieme. E insieme vogliamo stare, facendo pressione alla politica, ascoltando la voce della scienza con lo scopo di influire». Lo ha affermato l’attore e artista Marco Paolini, intervenuti nella trasmissione di La7, “Propaganda Live.
Paolini si è soffermato a lungo sul disastro del 9 ottobre 1963: «Non è molto diverso da quanto successo di recente in Libia. Solo che, nel caso del Vajont, la diga è rimasta su. Per questo ci siamo assolti perché l’opera dell’uomo ha retto, non è crollata. E per anni la sola responsabilità sembrava della natura». La catastrofe è drammaticamente attuale: «I francesi lo chiamerebbero “disastro industriale”. Noi, “disastro ambientale”. Ma l’aggettivo è troppo ambiguo. Non abbiamo imparato a non ripetere gli errori. Non siamo più al sicuro in pianura, così come in alto o lontani dal mare. Non voglio fare Cassandra, ma è stata la stagione estiva più calda di sempre. Non è un’opinione. È una crisi, all’interno della quale i fenomeni estremi si ripeteranno con maggiore frequenza».
La chiusura è nel segno di una proposta: «Mettiamo una scialuppa all’esterno di ogni teatro. Per legge, le imbarcazioni di salvataggio dovrebbero essere parcheggiate in tutte le città italiane».
Frame tratto da “Propaganda Live”





