«Noi italiani non facciamo niente in maniera normale» scriveva nel 1993 Beppe Severgnini. «Facciamo tutto da italiani, e questo non è necessariamente un difetto. Anche quando partiamo, ci portiamo dietro le nostre qualità e le nostre squisite leggerezze. Se in Italia ci diamo un contegno, varcata la frontiera viene fuori di tutto: l’incoscienza e la generosità, l’intuito e il pressapochismo, la rustica astuzia che porta al furto sistematico dei bottiglini di shampoo dalle stanze d’albergo».
A trent’anni dall’uscita di un libro che raccontò la nuova generazione degli “Italiani con valigia”, Severgnini racconta i suoi viaggi in cinque continenti. Accompagna lungo la ferrovia Transiberiana e poi su aerei cinesi, auto americane, taxi sudafricani. Guida attraverso ventuno città del mondo, visitate nel corso di quindici anni (da Atlanta a Zagabria, passando per Dublino, Berlino e Pechino). Rientrato in patria, esplora la “repubblica sul Mare”, percorrendo la costa da Trieste a Ventimiglia. Poi, guidato dai lettori, indaga la provincia italiana.
E stasera (19 agosto) racconterà quanto ha raccolto trent’anni dopo a “Una montagna di libri”, la festa della letteratura di Cortina. Appuntamento alle 18 all’Alexander Girardi Hall.





