C’è un’unità di misura della siccità. Ed è drammatica. Coltivazioni di mais tagliate molto prima della maturazione delle pannocchie per mancanza d’acqua. Prati e pascoli secchi. Pozze in altura prosciugate e bestiame costretto a tornare a valle.
Poi ci sono i dati. Inequivocabili. E dicono che a luglio – ultimo mese – è caduta la metà della pioggia che cade di solito nel settimo mese dell’anno: 54 millimetri contro i 90 attesi. Se si guarda indietro, lo scarto tra precipitazioni cadute e precipitazioni attese è di -44% nell’ultimo bimestre, di -45% nell’ultimo trimestre e di -42% nell’ultimo quadrimestre. In pratica, da ottobre a oggi c’è solo un mese che ha registrato piogge in linea con la media storica, novembre. Tutti gli altri mostrano cifre inquietanti, con il record di marzo quando il deficit pluviometrico ha raggiunto l’81%.
I dati sono regionali e arrivano dall’Arpav. In provincia di Belluno in alcune località qualche pioggia in più c’è stata. Ma non basta a fare la differenza. Lo mostrano i livelli dei corsi d’acqua, in regime di magra come non mai.
Poi ci sono le temperature. Anomale non tanto per il gran caldo quanto piuttosto per la durata dell’ondata di calore. Arpav rileva che nelle Dolomiti il luglio 2022 è stato il più caldo dal 1988 a oggi, superato di pochissimo solo dal luglio 2015. «La neve in quota è scomparsa anche nelle zone glaciali» dicono gli esperti. Con lo zero termico costantemente sopra i 4.000 metri da fine giugno, non c’è da stupirsi.





