In un’altra epoca si sarebbero chiamati “orti di guerra”: erano quelli ricavati nelle aiuole delle grandi città, sui terrazzi, in qualsiasi posto utile per poterci coltivare qualcosa. Donna Rachele Mussolini aveva fatto arare perfino il giardino di Villa Torlonia, nel 1943, per seminare le patate. Oggi i tempi cambiano (per fortuna), e il concetto è un altro: dare la possibilità a tutti di avere verdure a chilometro zero. È questo lo spirito con cui a Sedico parte il progetto “Orti comuni”.
Come funziona? Il Comune ha dei prati incolti. E intende metterli a disposizione dei cittadini che ne faranno richiesta. Chi è interessato a vangare, dissodare la terra, e seminare qualcosa per l’autoconsumo del suo nucleo famigliare, non deve far altro che avanzare richiesta. L’avviso pubblico è già attivo.
«Vogliamo promuovere il settore dell’agricoltura e incentivare lo sviluppo e l’occupazione eco sostenibile del nostro territorio» fa sapere la giunta comunale. «Per questo abbiamo dato avvio al progetto “Orti comuni”, con identificazione delle aree e approvazione del disciplinare per l’assegnazione, l’uso e la gestione degli orti comuni. L’obiettivo è quello di favorire l’autoproduzione alimentare, il positivo utilizzo dei beni, il recupero e la diffusione di conoscenze, tecniche naturali di coltivazione e di facilitare occasioni di incontro che permettano lo sviluppo di iniziative ricreative culturali e sociali».
I terreni che diventeranno orti comuni si trovano in località Gresal. Gli interessati devono fare richiesta entro giovedì 31 marzo. Sul sito del Comune ci sono tutte le informazioni dettagliate. Visto l’aumento delle bollette e i costi al rialzo anche al supermercato, più di qualcuno vorrà approfittare.





