Acc, la protesta arriva in municipio: «E questo è solo l’inizio»

Acc, la protesta arriva in municipio: «E questo è solo l’inizio»

Acc, lavoratori in subbuglio: dopo lo sciopero e il presidio di questa mattina, davanti allo stabilimento, la protesta raggiunge una sede istituzionale. Ovvero, il municipio di Mel. 

«Siamo stanchi di questo silenzio assordante – afferma Michele Ferraro della Uilm -. Abbiamo ricevuto dichiarazioni, lettere e richieste di incontro al Mise, ma mai risposte concrete. Ecco perché siamo partiti con le prime manifestazioni. E non ci fermeremo. Questo è solo l’inizio di un presidio permanente: la pazienza sta finendo. Stiamo scivolando verso il baratro». L’ottimismo rischia di evaporare: «È il momento della lotta. Chiediamo subito un incontro al ministero: non possono esistere aziende serie A e di serie B. Ad oggi non ci sono le risorse per pagare stipendi di marzo. Ma queste persone, cui va il massimo rispetto, sabato scorso hanno completato l’ultimo di 7 sabati di straordinari». 

Sulla stessa linea di pensiero, Stefano Bona (Fiom): «L’interlocutore oggi non è il Comune, né la Regione. È il Governo. Dicono sia il Governo dei migliori? E allora lo dimostri. Salvi ItalComp. E se così non è, Giorgetti lo deve dire. È un anno che l’azienda è rimasta in vita e produttiva grazie ai lavoratori. Se Giorgetti ha coraggio, dica che ItalComp non è più un progetto attuabile. Non si possono illudere i lavoratori. Da qui, intanto, non andiamo via». Bona allarga l’orizzonte: «C’è pure il problema dell’Ideal Standard. L’azienda è nata dalla tragedia del Vajont e non la si può lasciar morire così». 

Al presidio non è mancato nemmeno Mauro Zuglian (Cisl): «Abbiamo occupato il municipio perché anche il Comune è sconvolto. Attendiamo una risposta chiara e precisa sul futuro della fabbrica. Siamo riusciti a costruire una risposta commerciale vendibile a livello nazionale e internazionale, tanto è vero che ci stanno chiedendo compressori da altre parti del mondo. E abbiamo stabilito un calendario fitto per mettere in piedi il polo ItalComp, con date e bilanci. Ora manca l’ultima parte: nessuna azienda può vivere senza finanza. Servono soldi per continuare a lavorare». Infine, il segretario generale Cgil Belluno, Mauro De Carli: «Un progetto industriale innovativo sta morendo di inedia. Cosa si può dire di fronte a una provincia che rischia di tornare pesantemente indietro e di avere un disastro sociale?». 

E i lavoratori? La voce è unanime: «Il silenzio ci devasta. Vogliamo continuare a lavorare e capire cosa sta succedendo». “Capire”. Un verbo chiave anche per il sindaco di Borgo Valbelluna, Stefano Cesa: «Stamattina ho sentito il sindaco di Chieri. E, in questo senso, partirà un’azione comune per portare avanti ItalComp. Continuiamo a lottare insieme, andiamo avanti con spirito di unità. Perché la fabbrica è sana e produttiva». Lo stesso sindaco Cesa, lunedì, convocherà i parlamentari bellunesi: il tempo del silenzio è davvero finito.

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