Speranze al lumicino per il Colle. Ma la petizione per gli impianti spopola

Speranze al lumicino per il Colle. Ma la petizione per gli impianti spopola

 

Il dado è tratto. Ma non per tutti. I bellunesi credono ancora nel Nevegal. A partire da Massimo Slaviero, che punta ad aprire Coca Bassa e Campo scuola. Un inverno in versione ridotta, come quello dello scorso anno. Giusto per tenere in vita la stazione sciistica e traghettarla fino alla primavera, quando Palazzo Rosso dovrebbe (condizionale d’obbligo) acquistare gli impianti e dare il la alla ripartenza. 

L’obiettivo di Slaviero e della sua compagine di imprenditori è quello di un prestito. O di un affitto. Niente acquisto di seggiovia e skilift, insomma. Non adesso, quantomeno. Ma l’idea è di far girare comunque la ski area. Possibilità? Ridotte. Anzi, ridottissime. Perché i tempi sono stretti e rimettere in moto la macchina dopo sette mesi di inattività, per di più a due mesi dall’inverno, suona come una mission impossible. Eppure…

Oltre a Slaviero ci credono anche i bellunesi, i trevigiani, i veneziani: tutti quelli che hanno casa sul Colle (o un pezzo di cuore in Nevegal). Nessuno si arrende al de profundis. Nei giorni scorsi sono stati bambini e ragazzi a scrivere al sindaco Massaro, pregandolo di non lasciar morire lo sci. E nelle ultime ore ha iniziato a spopolare sul web una raccolta firme digitale. Il titolo, “Aprire gli impianti del Nevegal nella stagione 2020-2021”, ha richiamato in men che non si dica un numero spaventoso di firmatari. In un’ora si erano già superati i cento click. Questo è l’effetto del Colle: con le piste da sci chiuse, la perdita più grande non sarebbe solo sportiva o turistica, ma anche sentimentale.

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