Le stanze sono rimaste vuote a Pasqua e così sarà pure per i prossimi ponti del 25 aprile e del 1° maggio. L’emergenza coronavirus sta mettendo in ginocchio i 130 agriturismi della provincia di Belluno: strutture chiuse da quasi due mesi, e la prospettiva di essere penalizzati anche durante l’estate. Per ora niente scampagnate all’aperto, niente escursioni in bicicletta e gite con i cavalli, stop ai banchetti per matrimoni e comunioni, stop anche alle fattorie didattiche.
«Siamo tutti chiusi: purtroppo è un tonfo per i nostri bilanci aziendali» spiega Massimiliano Guiotto presidente di Agriturist Belluno, l’associazione degli agriturismi di Confagricoltura, e titolare dell’agriturismo Zugni Tauri de Mezzan a Grum di Villabruna. «La Pasqua dava il lancio alla stagione turistica e fino al 1° maggio erano 20 giorni di fuoco. Quest’anno invece abbiamo le strutture vuote e le previsioni per l’estate non sono rosee. Chi lavorava con il mercato turistico straniero ha visto azzerate tutte le prenotazioni. Ancora non sappiamo se riapriremo e quando, e con quali indicazioni sulle distanze e sulle sanificazioni. Alla ripresa prevediamo di lavorare con un mercato regionale, dato che presumibilmente saranno previsti solo spostamenti all’interno della regione, e poi magari su scala nazionale in luglio e agosto. Pensiamo che tante saranno le persone e le famiglie che scapperanno dalla città per cercare di ricaricarsi in mezzo alla natura, passeggiando in campagna o tra i boschi, dove non ci saranno eccessive restrizioni. Ci auguriamo tanto di poter recuperare, perché ora i danni sono quasi totali».
L’unica attività consentita, che ha dato un po’ di ossigeno a chi fa ristorazione, è stata la consegna di pasti e prodotti aziendali a domicilio. Il portale su confagricolturabelluno.it, dove si possono trovare i più svariati prodotti di una ventina di aziende agricole e ordinare, ha avuto un buon successo. E anche durante i prossimi ponti del 25 aprile e del 1° maggio sarà possibile di nuovo ordinare pasti pronti a base di agnello dell’Alpago, casunziei, formaggi e affetati nostrani.
«I nostri agriturismi stanno cercando di darsi da fare come possono, però la consegna a domicilio è un’attività marginale rispetto al resto – prosegue Guiotto -. Ricordiamocelo: l’attività agricola deve essere la base della nostra attività turistica. E con quello ci potremo sempre salvare, anche durante un’emergenza gravissima come questa».





