Primula, Ranuncolo e Trifoglio hanno ripreso la via dei boschi del Cansiglio. Tre cuccioli di capriolo, tre storie diverse, un unico percorso di recupero iniziato in primavera e concluso con il rilascio in natura dopo mesi trascorsi al CRAS di Villiago. È il primo risultato concreto della nuova struttura per ungulati realizzata da Veneto Agricoltura, progettata per l’allevamento dei piccoli attraverso un protocollo anti‑imprinting.
I tre caprioli erano stati recuperati nelle province di Treviso e Belluno grazie alla collaborazione tra i CRAS, le Polizie provinciali e i volontari. Primula, femmina trovata nel Trevigiano, era stata recuperata in condizioni gravissime: ipoglicemia, disidratazione, un quadro che lasciava pochi margini. Per lei è stato necessario intervenire subito, garantendo cure e alimentazione senza però creare dipendenza dall’uomo. Ranuncolo, maschio, racconta invece una situazione frequente: era stato raccolto da due cittadini che lo avevano visto immobile nell’erba, scambiando per abbandono quello che è invece un comportamento naturale dei cuccioli di capriolo. Trifoglio, arrivato dal Bellunese, ha completato il piccolo gruppo cresciuto insieme fino allo svezzamento.
«La storia di questi tre caprioli dimostra che il recupero della fauna selvatica richiede strutture adeguate e competenze specifiche», sottolinea il direttore di Veneto Agricoltura, Federico Caner. «Abbiamo messo insieme professionalità provenienti da due province e le abbiamo fatte convergere in un’unica struttura specializzata. L’obiettivo di un CRAS è intervenire e poi restituire l’animale alla natura, assecondando il suo corretto sviluppo comportamentale. Non è scontato, soprattutto quando si tratta di cuccioli che devono essere alimentati e accuditi per mesi».
La nuova struttura di Villiago è stata progettata proprio per questo: due aree di allevamento speculari, con box interno, recinto esterno e una sala di allattamento divisa in due parti, una per gli operatori e una per gli animali. I pasti vengono somministrati attraverso una finestra, senza che i piccoli vedano chi li accudisce. Il latte arriva da biberon montati su un manichino ricavato dalla tassidermia di una femmina di capriolo. Porte e finestre si aprono dall’esterno, gli operatori utilizzano essenze resinose per mascherare il proprio odore. Tutto è pensato per garantire cure senza creare imprinting.
La crescita comune dei tre cuccioli ha favorito il riconoscimento intraspecifico e la formazione di un piccolo gruppo, definito dai tecnici “fratelli adottivi”. Il rilascio congiunto nel Cansiglio consentirà loro di rimanere uniti nella prima fase della vita libera, fino all’età riproduttiva. La scelta dell’area non è casuale: habitat idoneo, popolazione in crescita, attività venatoria interdetta e nessun legame territoriale dei tre animali, recuperati in giovanissima età.
Il progetto si inserisce nella strategia di Veneto Agricoltura di creare una rete di CRAS specializzati. A Treviso, ad esempio, confluiscono i rapaci provenienti dal Bellunese che necessitano di chirurgia ortopedica e riabilitazione. A Villiago è stata sviluppata la competenza sugli ungulati, particolarmente delicati proprio per il rischio di imprinting. «Più che fare tutto dappertutto, vogliamo mettere ogni struttura nelle condizioni di fare bene ciò per cui è attrezzata», conclude Caner.
La collaborazione tra CRAS, Province e volontari ha permesso di rendere operativa la nuova struttura già in primavera e di arrivare oggi al primo rilascio. Un risultato che segna un passo avanti nella gestione della fauna selvatica e nella capacità del territorio di prendersi cura degli animali in difficoltà, restituendoli alla natura nel modo più corretto.





