Addio ad Antonella Fabbri, esempio di dignità nella malattia

Addio ad Antonella Fabbri, esempio di dignità nella malattia

Si è spenta nel primo pomeriggio di oggi (29 settembre) a Casa Tua 2 dell’ospedale San Martino di Belluno Antonella Fabbri, 63 anni, avvocato ed ex direttrice del Servizio Affari generali e legali dell’Ulss 1 Dolomiti. Da venti giorni era ricoverata nell’hospice, accanto al marito Fabio Rufus Bristot, alle figlie Margherita, Federica e Caterina e al fratello Andrea. La notizia della scomparsa è stata condivisa proprio da Bristot, con un messaggio intenso affidato ai social.

Nata a Macerata nel 1962, figlia del giudice Mario Fabbri – che aveva istruito il processo del Vajont – Antonella aveva costruito nel Bellunese una lunga carriera professionale, segnata da rigore, competenza giuridica e un forte senso delle istituzioni. Dopo la laurea in giurisprudenza, conseguita nel 1986, aveva ricoperto incarichi in diversi enti pubblici e privati, fino all’ingresso nell’Ulss, dove era arrivata a dirigere gli Affari generali e legali. L’azienda sanitaria, nel suo messaggio di cordoglio, l’ha ricordata come una professionista determinata, capace di affrontare sfide complesse e di difendere l’Azienda con lucidità e fermezza.

Dal 2021 Antonella conviveva con una diagnosi durissima: un glioblastoma multiforme di quarto grado, malattia che solitamente concede un’aspettativa di vita molto breve. Lei, invece, aveva scelto di attraversare quel percorso con una forza che ha colpito l’intera comunità bellunese.

La sua testimonianza, fatta di lucidità e gratitudine, era diventata un libro, “Di testa mia”, presentato in decine di incontri pubblici, anche nelle scuole. Il ricavato era destinato alla Fondazione Celeghin, impegnata nella ricerca sul glioblastoma. Nonostante il peggioramento della malattia, Antonella stava lavorando a un secondo volume, segno di una volontà di esserci che non l’ha mai abbandonata.

Il marito, nel suo saluto pubblico, ha ricordato la determinazione di Antonella, la sua capacità di restare luce per gli altri, soprattutto per la figlia Caterina. Ha ringraziato il personale dello Iov, dell’hospice, delle Cure palliative e della Cucchini, sottolineando la cura e l’umanità con cui Antonella è stata accompagnata negli ultimi mesi: «Non c’era più la malattia, ma c’era la persona».

Anche l’Ulss Dolomiti ha espresso «profondo e commosso cordoglio», ricordando la sua tenacia e la testimonianza pubblica che ha voluto lasciare, fino agli ultimi giorni trascorsi all’hospice. «Il suo ricordo, il suo spessore professionale e il suo spirito indomito continueranno a far parte della nostra storia», ha scritto l’Azienda sanitaria.

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