Export, Belluno tiene nonostante il calo dell’occhialeria. Crescono alimentare ed elettronica

Export, Belluno tiene nonostante il calo dell’occhialeria. Crescono alimentare ed elettronica

L’export bellunese regge l’urto delle difficoltà dell’occhialeria e chiude il primo trimestre del 2026 sostanzialmente in linea con lo scorso anno. Secondo i dati diffusi dall’Istat ed elaborati dalla Camera di Commercio di Treviso-Belluno|Dolomiti, le esportazioni della provincia segnano un lieve calo dello 0,8%, mentre Treviso registra una flessione più marcata del 2,2%, influenzata soprattutto dalla contrazione degli elettrodomestici e del settore del mobile.

Per Belluno il dato complessivo è il risultato di andamenti molto diversi tra i principali comparti produttivi. A sostenere l’export sono i macchinari, che crescono dell’1,5%, e soprattutto il comparto dell’elettronica, delle apparecchiature medicali e degli strumenti di misurazione, protagonista di un vero e proprio balzo in avanti. Le esportazioni passano infatti dai 36,6 milioni di euro del primo trimestre 2025 agli attuali 97,6 milioni.

Di segno opposto, invece, l’andamento dell’occhialeria, che registra una flessione del 6,9%. A pesare è soprattutto il crollo delle vendite negli Stati Uniti, diminuite del 34,5% rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno, pari a circa 57 milioni di euro in meno. Un calo che ridimensiona anche il peso del mercato americano per il principale settore manifatturiero della provincia: se nel primo trimestre del 2024 gli Stati Uniti assorbivano il 24,5% dell’export dell’occhialeria bellunese, oggi la quota si è ridotta all’11,5%, allineandosi a quella del mercato francese.

Secondo il presidente della Camera di Commercio di Treviso-Belluno|Dolomiti, Mario Pozza, l’exploit dell’elettronica potrebbe essere spiegato dall’evoluzione del comparto della refrigerazione verso sistemi sempre più intelligenti e connessi e dall’inserimento degli smart glasses nelle categorie doganali dei prodotti ad alta componente elettronica.

Segnali positivi arrivano anche dal settore alimentare, che continua a crescere in entrambe le province. A Belluno l’incremento è del 13,4%, mentre nel Trevigiano raggiunge il 17,2%. Una crescita sostenuta sia dal mercato europeo, che assorbe circa tre quarti delle esportazioni, sia dai Paesi extra Unione Europea.

Più complessa la situazione della provincia di Treviso, dove le esportazioni hanno superato i 3,7 miliardi di euro, ma con una contrazione del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. A incidere sono soprattutto gli elettrodomestici (-10,3%) e il comparto del mobile (-5%), penalizzato dalla debolezza dei consumi internazionali e dalle tensioni commerciali. Rimane invece sostanzialmente stabile l’export delle bevande, trainato dal Prosecco (+0,5%), nonostante il rallentamento del mercato statunitense.

«I dati delineano uno scenario nel quale iniziano a manifestarsi anche gli effetti delle tensioni geopolitiche e delle nuove barriere tariffarie», osserva Pozza. «Per questo diventa sempre più importante aiutare le imprese a diversificare i mercati di sbocco, evitando un’eccessiva dipendenza da un solo Paese». Una strategia che la Camera di Commercio continua a sostenere attraverso iniziative dedicate all’internazionalizzazione e all’apertura verso nuovi mercati.

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