Un addio al calcio non si può misurare in minuti giocati, parate effettuate o campionati disputati. Si misura nelle emozioni. Come nel caso di Barbara Squarcina. Il portiere della Dolomiti Bellunesi ha deciso di chiudere il proprio percorso sul rettangolo verde, iniziato quasi per caso e diventato, negli anni, una parte importante della sua vita. «Scegliere di appendere i guantoni al chiodo non è stato per niente facile, ma era la cosa più giusta per una questione di età», racconta Barbara, che il prossimo settembre spegnerà 41 candeline. Un traguardo che, inevitabilmente, porta con sé riflessioni e scelte. Anche se qualcuno, scherzando, immaginava un epilogo diverso: «La capitana Anna De Paoli mi ha detto che pensava facessi come Buffon e smettessi a 43 anni».
La sua è una storia particolare, perché il calcio non è stato il primo amore sportivo. Inizialmente, il cuore batteva per la pallamano. Poi, attorno ai trent’anni, la svolta. «Partecipavo a un torneo a Vellai quando ho conosciuto Gigi Calligaro. È stato lui a spingermi verso questo mondo». Un incontro destinato a cambiare il corso degli eventi. Da quel momento è iniziato un cammino scandito da allenamenti, sorrisi, sacrifici, soddisfazioni. Fino a vivere quella che l’estremo difensore considera l’annata più bella: la vittoria del campionato di Eccellenza, nella primavera 2025. E la conseguente promozione: «La Serie C è stata un premio, ma anche un impegno molto complesso».
Guardando indietro, Barbara non si focalizza su risultati o classifiche, bensì sulle persone: «È stato un bellissimo viaggio. Tengo a ringraziare tutte le mie compagne di squadra. Ognuna di loro mi ha aiutata a crescere. Con alcune ho e avrò sempre uno splendido rapporto di amicizia». Il pensiero corre poi a tutte quelle figure che spesso restano lontane dai riflettori, ma rappresentano l’anima di una società sportiva: «Grazie alle dirigenti e ai dirigenti, alle collaboratrici e ai collaboratori, alle allenatrici e agli allenatori, a chi ha lavorato dietro le quinte. È merito loro se il calcio femminile si è sviluppato anche in provincia di Belluno».
Particolarmente toccante il ricordo dedicato ai mister dei portieri che l’hanno accompagnata negli anni. A partire da chi le fece scoprire questo sport: «Una menzione speciale va a Gigi Calligaro, che da lassù spero sia orgoglioso di me. E poi Marco Melis, protagonista della stagione della promozione, l’insostituibile Gianfranco Mastel, mister Solagna e Loris Canova».
Non mancano infine i ringraziamenti alle pari-ruolo. E alle capitane con cui ha condiviso spogliatoi e sfide: «Da Anna Antoniol, ai tempi di Vellai, a Giada Bertelle, passando per Sandra Sommavilla, Chiara De Valerio e Anna De Paoli». Si chiude così una storia che racconta come il calcio possa arrivare in qualsiasi momento della vita e lasciare comunque un segno profondo. Barbara Squarcina lascia l’attività agonistica con i guantoni in mano e gli occhi lucidi, ma anche con la consapevolezza di aver contribuito, insieme a tante altre persone, alla crescita del movimento femminile nel Bellunese. Perché alcune partite finiscono con il triplice fischio. Altre, invece, continuano nei ricordi, nelle amicizie e nelle storie che hanno saputo costruire.





