Un incontro urgente con il Prefetto per fermare il rischio di accorpamento dell’Ufficio scolastico di Belluno con Treviso. È la richiesta avanzata da Cgil, Cisl e Uil, che chiedono un intervento immediato per portare la questione all’attenzione del Governo sul territorio. Al centro della vicenda il trasferimento del dirigente Massimiliano Salvador a Treviso, che secondo i sindacati apre un vuoto di guida e potrebbe preludere a un progressivo depotenziamento dell’ufficio provinciale. Un’ipotesi che le organizzazioni respingono con forza, chiedendo la nomina immediata di un nuovo dirigente, un piano di rafforzamento e un confronto con Regione e Ministero.
La preoccupazione è condivisa anche da più voci del territorio. Il sindaco di Belluno, Oscar De Pellegrin, ha richiamato la necessità di una guida «presente sul territorio», sottolineando come la specificità montana richieda decisioni e presìdi vicini alle comunità locali, e invitando a chiarire rapidamente il futuro dell’Ufficio scolastico. Analoghe prese di posizione arrivano anche dal fronte politico, dove si moltiplicano i richiami alla necessità di evitare uno “scivolamento” dei servizi verso Treviso. Nei giorni scorsi, ad esempio, la consigliera provinciale Sindi Manushi ha invitato la Provincia a opporsi con decisione a qualsiasi ipotesi di accorpamento, indicandola come una priorità per la tutela del territorio.
La questione è arrivata anche in Parlamento. Il 4 giugno le deputate Elisabetta Piccolotti e Luana Zanella hanno presentato un’interrogazione al ministro dell’Istruzione per chiedere di garantire la piena autonomia e operatività dell’Ufficio scolastico di Belluno, sollecitando l’apertura di un tavolo di confronto e mettendo in guardia dal rischio di un accorpamento con Treviso. Nel documento si evidenzia come il territorio bellunese, caratterizzato da 33 istituzioni scolastiche distribuite in aree montane e da un’alta mobilità del personale, necessiti di una gestione stabile e radicata. «La scuola di montagna richiede vicinanza e stabilità delle istituzioni», si legge, richiamando le stesse preoccupazioni espresse dalle organizzazioni sindacali.
Per Cgil, Cisl e Uil il rischio è quello di uno svuotamento progressivo delle funzioni e dell’allontanamento dei centri decisionali dal territorio, con possibili ricadute anche sulla tenuta dei piccoli plessi e sull’equilibrio delle comunità locali. Da qui la richiesta al Prefetto di farsi garante di un confronto immediato con i livelli istituzionali superiori. «La scuola di montagna si difende solo garantendo vicinanza e stabilità delle istituzioni», concludono i sindacati.





