Speculazioni record e un costo della vita che continua a correre. È questa la fotografia che emerge dagli ultimi dati Istat sull’inflazione territoriale di febbraio, elaborati dall’Unione nazionale consumatori. In testa alla classifica dei rincari non ci sono le solite metropoli del Nord, ma un binomio ormai noto: Milano e Belluno. La prima con un’inflazione al +3,9%, la seconda che raggiunge addirittura il +4,3%, quasi il triplo della media italiana ferma all’1,5%. Per le famiglie bellunesi significa una stangata annua quantificata in 1.121 euro, immediatamente dietro ai 1.197 euro di Milano. Un dato che conferma il capoluogo dolomitico come uno dei territori più costosi d’Italia, con ricadute sempre più pesanti sul bilancio di fine mese.
L’effetto Giochi fa impennare i prezzi
Secondo l’Unione nazionale consumatori, uno dei fattori determinanti è l’effetto Olimpiadi Milano Cortina 2026, che ha spinto verso l’alto i costi degli alloggi e di tutto il comparto legato all’accoglienza. I servizi di alloggio, in particolare, hanno registrato un’impennata impressionante: +87% rispetto a gennaio. Una crescita che ha trascinato con sé anche altri settori, contribuendo al picco dell’inflazione locale. Ma a pesare non è solo l’ospitalità. Già entrando in un supermercato è evidente che il carrello costa più di prima. I beni alimentari non lavorati — frutta, ortaggi, tuberi, legumi e prodotti ittici — hanno accelerato la loro corsa. Istat rileva crescite sensibili anche nei servizi di ristorazione e alloggio, nelle bevande alcoliche e nei tabacchi. Mangiare, bere, dormire fuori, muoversi e persino dedicarsi al tempo libero è diventato più caro. E la prospettiva, dopo le tensioni internazionali e l’aumento dei carburanti, non lascia spazio a ottimismo.
Belluno fuori scala, gli altri molto più indietro
Fuori dall’inedito duo Milano–Belluno, la situazione è decisamente diversa. Varese, terza, registra un’inflazione tendenziale al 2,3% e una spesa aggiuntiva di 695 euro annui: quasi la metà rispetto al dato bellunese. Ancora più staccate Trento e Bolzano, a lungo in testa ai rincari, ora ferme rispettivamente a 604 e 597 euro annui. In coda alla classifica compaiono Pisa, Campobasso e Potenza, dove gli aumenti oscillano tra 27 e 66 euro. Una distanza che illustra bene quanto la dinamica dei prezzi — nel Bellunese come nel capoluogo lombardo — sia fuori scala rispetto al resto del Paese.
Il prossimo test arriva a marzo
La domanda ora è se questo picco sia un episodio temporaneo oppure l’inizio di una fase più lunga di rincari. La risposta arriverà fra poche settimane, quando l’Istat pubblicherà i dati relativi all’inflazione di marzo. Solo allora si capirà se la fiammata dei prezzi legata ai Giochi si spegnerà, o se lascerà una coda lunga, con effetti duraturi sul costo della vita per le famiglie bellunesi.





