C’è una Cortina che vive sulle piste e una Cortina che lavora dietro le quinte. Una Cortina fatta di storie, di autonomia conquistata passo dopo passo e di un’idea di turismo che non esclude nessuno. È in questo spazio che si inserisce il progetto “Turismo sociale e inclusivo nel Veneto”, arrivato nel cuore delle Paralimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 per trasformare i Giochi in un laboratorio concreto di inclusione.
Il progetto, finanziato dal Ministro per le Disabilità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla Regione del Veneto, ha come capofila l’ULSS 4 Veneto Orientale ed è coordinato in questa fase dall’ULSS 1 Dolomiti, che ha portato l’esperienza nel cuore di Cortina d’Ampezzo.
Il risultato è una presenza concreta dentro l’organizzazione dei Giochi.
Nel Villaggio Olimpico, infatti, 24 giovani stanno vivendo un’esperienza di autonomia abitativa nel centro della località ampezzana e, allo stesso tempo, collaborano alle attività quotidiane legate all’evento: dalla lavanderia al guardaroba fino alla mensa degli atleti. Un lavoro svolto con la supervisione degli operatori dei Servizi per l’Inserimento Lavorativo (SIL) delle aziende sanitarie venete.
Per i ragazzi si tratta di molto più di un’attività temporanea. È un percorso pensato per rafforzare competenze lavorative, capacità di relazione e autonomia personale, sperimentando la vita fuori dal contesto familiare in un ambiente complesso e internazionale come quello dei Giochi paralimpici.
L’esperienza si inserisce all’interno di una rete consolidata che unisce servizi pubblici e operatori turistici di una regione che supera i 70 milioni di presenze turistiche all’anno. Un sistema che punta a ripensare il turismo in chiave accessibile, trasformando l’inclusione in una leva di sviluppo.
Accanto all’esperienza lavorativa nel Villaggio Olimpico, i Giochi stanno diventando anche un banco di prova per nuovi servizi destinati agli spettatori con disabilità. In collaborazione con la Fondazione Milano Cortina 2026 sono stati attivati strumenti per favorire la partecipazione alle gare e alle cerimonie: audiodescrizioni per persone cieche e ipovedenti, video-interpretariato in Lingua dei Segni Italiana tramite dispositivi mobili, spazi di quiete per chi ha bisogno di ridurre gli stimoli sensoriali, pannelli a induzione magnetica per persone sorde e i cordoncini Sunflower, simbolo internazionale delle disabilità non visibili.
L’esperienza veneta trova spazio anche nel dibattito pubblico con “eSPORTiamo inclusione”, il salotto informativo ospitato a Casa Veneto, nel centro di Cortina. Dal 9 al 13 marzo, ogni giorno dalle 13.30 alle 14.30, cinque incontri metteranno a confronto istituzioni, aziende e mondo della ricerca sui temi di disabilità, tecnologia, sport e turismo accessibile.
Tra i partecipanti figurano realtà nazionali come Trenitalia, INAIL, il Comitato Italiano Paralimpico, Porsche e l’Università di Padova. Gli incontri sono trasmessi in diretta dall’emittente Antenna 3 Medianordest e condotti da giornalisti di primo piano del panorama nazionale.
Il progetto e il format sono stati presentati proprio a Casa Veneto alla presenza del commissario per le Paralimpiadi Giuseppe Fasiol, dell’assessore regionale al sociale Paola Roma, dei vertici delle aziende sanitarie coinvolte e di alcuni dei giovani protagonisti dell’esperienza nel Villaggio Olimpico.
L’obiettivo è chiaro: trasformare quanto sperimentato in questi giorni in un modello replicabile anche in futuro. Un modello di turismo inclusivo capace di unire accoglienza, lavoro e autonomia, e che – partendo dal Veneto – possa diventare un punto di riferimento anche nei grandi eventi sportivi internazionali.
Perché, in fondo, il vero traguardo dei Giochi paralimpici non è soltanto sul podio. A volte si trova dietro le quinte, dove qualcuno scopre per la prima volta di potercela fare davvero.





