Non sarà soltanto un luogo, ma un simbolo destinato a entrare nella memoria collettiva della provincia di Belluno. In piazza Angelo Dibona, cuore pulsante di Cortina, sorgerà uno dei fulcri più evocativi dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali Milano Cortina 2026: il calderone che custodirà la fiamma olimpica.
A raccontarne l’anima è Marco Balich, designer e regista delle cerimonie, che al Corriere della Sera ha anticipato l’idea alla base dell’installazione: «Sarà il nuovo Albero della vita. È ispirato al sole e ai nodi vinciani: si aprirà e si chiuderà ogni ora». Un’opera dinamica, viva, pensata per dialogare con il pubblico e con lo spazio, proprio come accadde con l’Albero della Vita di Expo 2015, inizialmente discusso e poi diventato uno dei simboli più amati di quell’evento.
Se Milano avrà il suo momento sotto l’Arco della Pace, Cortina vivrà una dimensione diversa ma altrettanto potente. Qui la fiamma non sarà soltanto un elemento scenografico: diventerà un punto d’incontro, un richiamo continuo, un rito che si ripete ogni ora. Un respiro di luce nel cuore delle Dolomiti, capace di unire sport, arte e paesaggio.
Il riferimento al sole richiama l’energia e la vita, mentre i “nodi vinciani” evocano l’ingegno italiano e l’idea di connessione. Un linguaggio simbolico che trova terreno fertile proprio a Cortina, città abituata a ospitare il mondo ma profondamente radicata nella propria identità alpina. La piazza intitolata ad Angelo Dibona, guida alpina leggendaria, diventa così il teatro perfetto di un’opera che parla di slancio, equilibrio e armonia tra uomo e montagna.
Per la provincia di Belluno si tratta di un passaggio storico. Non solo perché i Giochi tornano sulle Dolomiti a settant’anni dall’edizione del 1956, ma perché per la prima volta un elemento così fortemente simbolico della cerimonia inaugurale avrà casa stabile in territorio bellunese. Non un evento che passa e se ne va, ma un segno che resta, capace di attrarre visitatori e di alimentare un racconto che andrà oltre le due settimane olimpiche.
Quando la fiamma arderà in piazza Dibona, non sarà soltanto il fuoco dei Giochi. Sarà il riflesso di una comunità che si prepara a mostrarsi al mondo, consapevole della propria bellezza e della propria fragilità, orgogliosa di essere crocevia di storie, sport e culture. E in quel movimento che si apre e si chiude ogni ora, come un respiro, ci sarà anche il battito di un intero territorio che vive un momento irripetibile della sua storia.





