A pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, un nuovo sondaggio internazionale mette in evidenza una forte preoccupazione per gli effetti del riscaldamento globale sulla neve e sul futuro degli sport invernali. L’indagine, realizzata tra dicembre 2025 e gennaio 2026 in Italia, Francia, Germania, Svezia, Norvegia, Canada e Regno Unito, mostra che la maggioranza assoluta dei cittadini teme una riduzione significativa di neve e ghiaccio, con un livello di allarme particolarmente elevato in Italia e Francia, dove il 67% degli intervistati esprime preoccupazione per la perdita di neve.
Accanto a questo timore, emerge un dato ancora più netto: in molti Paesi, oltre otto persone su dieci ritengono che gli sport invernali dovrebbero smettere di promuovere aziende responsabili di elevate emissioni climalteranti. In Francia, che ospiterà le Olimpiadi Invernali del 2030, l’83% degli intervistati considera inaccettabile che gli sport invernali continuino a pubblicizzare aziende ad alto impatto ambientale. Una posizione molto simile arriva dall’Italia, dove il 77% dei cittadini sostiene la necessità di interrompere questo tipo di promozione. Anche sul tema specifico delle Olimpiadi, il giudizio è chiaro: in Francia il 74% degli intervistati vorrebbe che i Giochi smettessero di pubblicizzare compagnie petrolifere come Eni, mentre in Italia quasi due terzi della popolazione, il 64%, si esprimono nella stessa direzione.
Un elemento particolarmente interessante riguarda chi gli sport invernali li segue davvero. I fan, gli appassionati, chi scia o guarda regolarmente le gare, risultano ancora più critici rispetto al resto della popolazione. In Francia l’86% di chi segue gli sport invernali chiede uno stop alle sponsorizzazioni fossili; nel Regno Unito la percentuale sale all’85%, mentre in Italia si attesta all’81%. In Germania quasi otto fan su dieci condividono questa posizione, in Canada tre quarti degli appassionati chiedono un cambiamento, mentre in Svezia e Norvegia le percentuali restano comunque molto elevate, rispettivamente al 66% e al 62%.
Il dibattito generato da questi risultati è stato amplificato dalle dichiarazioni degli esperti coinvolti nel progetto. Andrew Simms, co-direttore del New Weather Institute, ha sottolineato la contraddizione evidente tra la crisi climatica in atto e la presenza di grandi compagnie petrolifere tra gli sponsor dei Giochi. Secondo Simms, il pubblico «ha ormai compreso l’assurdità di Olimpiadi sostenute da aziende che contribuiscono allo scioglimento di neve e ghiaccio». Anche Anna Jonsson, rappresentante svedese del progetto, ha evidenziato che il sostegno per un cambiamento arriva proprio da coloro che vivono più da vicino gli sport sulla neve: «In quasi tutti i Paesi, chi guarda o pratica sport invernali è ancora più critico verso queste sponsorizzazioni rispetto al resto della popolazione».
La preoccupazione è condivisa anche dalla comunità scientifica. Il climatologo Stuart Parkinson, direttore di Scientists for Global Responsibility, ha ricordato che ciò che il sondaggio mette in luce corrisponde pienamente alle conclusioni degli studi sul riscaldamento globale: gli sport invernali sono sempre più vulnerabili alla riduzione di neve e ghiaccio, e la presenza di aziende fortemente emissive tra gli sponsor dei grandi eventi appare sempre più incoerente e controversa.
Il sondaggio, realizzato dall’istituto di ricerca Novus per conto del New Weather Institute (UK e Svezia), di Klimakultur (Norvegia) e della Canadian Association of Physicians for the Environment, ha coinvolto oltre mille persone per ciascun Paese, con risultati ponderati in base ai dati demografici nazionali. L’obiettivo era misurare l’atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti delle sponsorizzazioni ad alto impatto ambientale negli eventi sportivi invernali e, in particolare, nelle Olimpiadi di Milano Cortina 2026.
I risultati confermano un trend chiaro: la sensibilità ambientale è ormai un tema centrale per chi ama gli sport invernali e non solo. La perdita di neve e ghiaccio non è più percepita come un rischio lontano, e la richiesta di coerenza tra sport, sostenibilità e sponsor appare sempre più forte. Una richiesta che, alla vigilia dei Giochi, interroga direttamente istituzioni sportive, comitati organizzatori e grandi marchi coinvolti in una delle manifestazioni più seguite e simboliche del panorama internazionale.





