Il Fagheròn di Sant’Anna verso il riconoscimento di albero monumentale 

Il Fagheròn di Sant’Anna verso il riconoscimento di albero monumentale 

Un gigante silenzioso che da quattro secoli veglia sull’Alpago è pronto a entrare ufficialmente nell’elenco regionale degli Alberi Monumentali del Veneto. Il Fagheròn di Sant’Anna di Tambre, uno dei faggi più antichi e imponenti della provincia di Belluno, attende ora soltanto il completamento dell’iter burocratico per ottenere il riconoscimento formale e la targa che ne certificherà il valore storico e naturalistico.

Il grande faggio si trova all’incrocio tra la strada di Sant’Anna e Col Indes, poco prima dell’ingresso nel bosco del Cansiglio. L’età stimata è compresa tra i 350 e i 400 anni: una vera e propria presenza patriarcale, con una circonferenza di 4,85 metri misurata a 1,30 metri da terra e un’altezza attuale di circa 18 metri. Oggi l’albero mostra una chioma rinnovata, segno evidente di una sorprendente rinascita.

Eppure, solo una decina d’anni fa, il destino del Fagheròn sembrava segnato. Ridotto quasi a uno scheletro, appariva ormai prossimo alla fine, con un ultimo barlume di vita concentrato sul lato occidentale. Fino ai primi anni Duemila, però, il faggio godeva ancora di buone condizioni ed era già stato segnalato nel volume “Alberi monumentali della provincia di Belluno”, pubblicato nel 2007 dalla Regione Veneto e curato da Giorgio Zampieri, Alessandro Dalla Gasperina e Anacleto Boranga.

Proprio Zampieri, nel 2008, promosse un primo importante intervento di tutela insieme a un gruppo di cittadini inglesi ospiti del Comune di Chies, coordinati da Janet Kilkenny, ottenendo l’esclusione dell’albero dalla recinzione del pascolo in cui si trovava e la realizzazione di una protezione dedicata, per difenderlo dallo struscio e dalle deiezioni degli animali. Nonostante questo, negli anni successivi le energie vitali del faggio sembravano ormai esaurite.

Una nuova fase di attenzione e cura si è aperta a partire dal 2021, quando, su richiesta del WWF Alpago, Veneto Agricoltura ha fornito gratuitamente pali, stanghe e un nuovo tabellone informativo per sostituire la recinzione deteriorata. A completare l’intervento sono stati i volontari della Pro Loco, che hanno ampliato e sistemato l’area, rendendola più accessibile e ordinata.

Nel frattempo, già nel 2018 e poi nuovamente nel 2024, il WWF Alpago e l’appassionato di alberi monumentali Maurizio Soccal avevano presentato al Comune formali richieste di ispezione per verificare il possesso dei requisiti necessari al riconoscimento regionale. I successivi sopralluoghi dei Carabinieri Forestali e dell’esperto regionale, anche grazie all’interessamento dell’Amministrazione comunale, hanno confermato il valore eccezionale dell’esemplare.

Oggi il Fagheròn sembra quasi “ringraziare” per le cure ricevute. La nuova chioma, ormai quasi completa, racconta una storia di resilienza e di rinascita, alimentata dall’attenzione costante, dalla pulizia del sito e dal rispetto di chi si ferma ad ammirarlo e a leggerne la storia. È con ogni probabilità il faggio più antico dell’Alpago e forse dell’intera provincia di Belluno.

Un testimone vivente della nostra storia, sopravvissuto a inverni rigidissimi, estati torride e soprattutto alla presenza dell’uomo, spesso la minaccia più grande per la natura. Un colpo d’accetta o una motosega avrebbero potuto cancellarlo, come è accaduto ad altri faggi secolari della zona. Lui, invece, è ancora lì: a ricordarci che gli alberi non sono solo risorse, ma esseri viventi, portatori di memoria, equilibrio e vita.

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