Intimità e ricordo. Sono i due pilastri su cui si è retta la giornata di commemorazioni del Vajont, ieri (9 ottobre). L’intimità di cerimonie semplici, dopo le grandi visite di un anno fa, con il 60° che aveva portato in cimitero a Fortogna e sulla diga il presidente Mattarella, il presidente della Camera, governatori di Veneto e Friuli Venezia Giulia. Quest’anno niente di tutto ciò. E un po’ ha pesato l’assenza totale della Regione Veneto.
Poi c’è stato il ricordo. Quel fare memoria che come ha ricordato il sindaco di Longarone Roberto Padrin «serve a fondare, accompagnare le identità e affermare chi siamo, da dove proveniamo. E se oggi siamo qui, in questo luogo, è perché storia e memoria si sono unite nella solidarietà di quanti poche ore dopo quella terribile notte del 9 ottobre 1963 sono arrivati dove non c’era più niente. La solidarietà di persone anche sconosciute, provate dalla commozione nell’osservare quanto accadeva davanti ai loro occhi e confrontarsi con il loro coraggio per sentirsi veramente utili».
Padrin ha ricordato gli eventi di un anno fa: Mattarella tra le lapidi, la tromba di Paolo Fresu e il coro di quasi 500 bambini, l’udienza da Papa Francesco, che definì superstiti e sopravvissuti “un’onda di vita e testimoni della risurrezione”. E ha citato anche il Vanoi, raccogliendo il monito del Vajont. «Un monito che dobbiamo fare nostro, visto che non distante da qui si sta pensando di costruire un’altra diga, nella valle del Vanoi, con dinamiche che non possono non farci urlare di
sdegno. Il Vajont deve, e sottolineo deve, insegnare a non commettere gli stessi errori».

IL CASO
Nel suo discorso in cimitero, Padrin ha ricordato anche cosa sta succedendo in queste ore a Fossalta di Piave, colpita dal maltempo. E l’aggancio con il Vajont è quanto mai forte. Perché qualche giorno dopo il 9 ottobre 1963, la madonna di Longarone fu ritrovata nelle acque del Piave, proprio a Fossalta, a 100 chilometri dal luogo del disastro. A ritrovarla, tra il fango, fu Walter Zamuner. E oggi il cugino di Walter, Gianfranco Zamuner, è la persona che risulta dispersa, perché caduta nelle acque del Piave durante le ore di maltempo.
L’ASSENZA
La cerimonia, come detto, è stata molto intima. Presenti diversi sindaci bellunesi e dell’area friulana del Vajont. Presenti il prefetto e il questore, autorità civili, militari e religiose. Ha colpito invece l’assenza della Regione Veneto.





