scuola in quota

La maturità cambia, la notte prima degli esami no. Anche l’emotività resta uguale, o quasi. Ne sanno qualcosa i 1.500 ragazzi bellunesi che da oggi cominciano il loro percorso per concludere la scuola. Ogni commissione sentirà i primi cinque candidati. Poi altri cinque domani e così via. Del resto, per una maturità “d’emergenza” c’è solo il colloquio, senza gli scritti. E sarà l’occasione, per gli insegnanti, per rivedere i loro alunni dopo tre mesi abbondanti di distanziamento sociale.

«L’ultima volta li abbiamo visti prima delle vacanze di Carnevale. Poi solo dietro il monitor di un computer - dice Romana Da Vià, insegnante di inglese al Tiziano e al Galilei -. Sarà un modo per salutarsi. E credo che un po’ di emozione la proveremo anche noi insegnanti».

Già: emozione. Ma anche un pizzico d’ansia per i ragazzi? «È una componente normale di qualsiasi esame - continua la professoressa Da Vià -. Anche se negli ultimi anni, il fatto di anticipare i test d’ingresso dell’Università qualche mese prima dell’esame di Stato ha ridotto di molto la pressione. La maturità, forse, non viene più percepita come l’esame più importante; sono finiti i tempi dell’esame che ti ricorderai per il resto della vita. Comunque, nel giro di questi ultimi tre mesi ho visto un’evoluzione delle emozioni. I ragazzi mi hanno scritto che si sono salutati l’ultima volta di persona la sera di carnevale, senza sapere che non si sarebbero più rivisti per mesi. Hanno avuto modo di interiorizzare l’isolamento. C’è stato un momento fino a Pasqua, dopo il primo disorientamento sull’esame, in cui li ho visti quasi tristi. E forse anche questo ha spostato l’attenzione dall’esame e ridotto l’ansia».

Oggi però, bando ai dubbi: tutti concentrati sull’orale. E sull’elaborato da discutere. «Servirà a rompere il ghiaccio e anche a dare ai ragazzi la possibilità di muoversi più o meno liberamente all’interno di un argomento - spiega la professoressa Da Vià -. È una prova a tutti gli effetti. Personalmente sono curiosa di vedere come si esprimeranno i maturandi».

Un pensiero corre inevitabile agli ultimi tre mesi. Alla didattica a distanza. Alla scuola asettica, dietro un pc. «È stato un anno pesante per i ragazzi, non solo per la scuola, ma anche per quello che riguarda sport e socialità. Alcuni sono maturati nella loro esperienza personale, cambiando nel giro di poche settimane. E anche noi insegnanti abbiamo imparato dalla didattica a distanza. Gli alunni sono stati costretti a sviluppare maggiore responsabilità e hanno lavorato tantissimo; noi abbiamo acquisito nuovi strumenti, che torneranno utili anche in futuro. Certo, la scuola in presenza è tutt’altra cosa, direi insostituibile».

 

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