La vertenza Hydro Extrusion Feltre entra nella fase più delicata. La storica fabbrica feltrina, attiva dal 1942 e per decenni punto di riferimento industriale e sociale del territorio, rischia concretamente la chiusura definitiva. La trattativa per la cessione del ramo fonderia al Gruppo Cortese, che avrebbe garantito continuità occupazionale a 36 lavoratori, si è interrotta bruscamente durante il confronto sulla contrattazione di secondo livello. Una rottura che ha fatto precipitare la situazione, aprendo lo scenario più temuto: l’uscita di scena dell’intero sito produttivo. Secondo la FIOM CGIL, lo stop è arrivato anche per la mancata disponibilità del Gruppo Cortese a riconoscere trattamenti economici adeguati e a salvaguardare quanto costruito negli anni attraverso la contrattazione aziendale. «La contrattazione di secondo livello è storia, dignità e patrimonio della lotta sindacale» ha dichiarato il segretario provinciale Stefano Bona, sottolineando che il rispetto delle professionalità e dei diritti maturati non può essere messo in discussione. «Se il Gruppo Cortese vorrà riprendere il confronto, dovrà tener conto della necessità di garantire condizioni economiche e normative dignitose ai lavoratori coinvolti».
La prospettiva più concreta, oggi, è quella della chiusura della Metallurgica Hydro di Feltre. Una possibilità che, per la FIOM, deve interrogare l’intero territorio: istituzioni, associazioni datoriali, comunità. «Cosa pensano la Provincia, il Comune e l’intera comunità feltrina della possibilità che un luogo di lavoro, competenze e storia diventi un cimitero industriale a due passi dal centro?» incalza Bona, ribadendo che la fabbrica è parte della comunità e che la sua perdita sarebbe una sconfitta per tutti. Parallelamente, la FIM CISL ha convocato le assemblee sindacali dopo il confronto istituzionale in Regione Veneto. L’incontro aveva l’obiettivo di definire gli incentivi all’esodo con Hydro Extrusion e il trattamento economico accessorio per i lavoratori della fonderia in caso di subentro del Gruppo Cortese. La rottura del tavolo ha imposto un cambio di passo: è stata avviata la procedura per la cassa integrazione straordinaria per cessazione, operativa fino al 31 dicembre. Il personale non addetto alle fonderie è già stato collocato in cassa integrazione dal 1° ottobre, mentre quello delle fonderie vi entrerà progressivamente, in parallelo all’esaurimento del lavoro residuo. Il sindacato ha ottenuto l’anticipo della tredicesima e quattordicesima mensilità, misura ritenuta essenziale per garantire stabilità economica alle famiglie in una fase così critica. Le tutele previste per gli esuberi, calibrate sull’anzianità di servizio e sulle condizioni familiari, saranno estese anche ai 36 lavoratori della fonderia qualora la trattativa con il Gruppo Cortese si interrompesse definitivamente .
Dal tavolo regionale arriva la conferma di uno schema di salvaguardia condiviso con Hydro Extrusion. L’assessore Massimo Bitonci ha definito «equilibrato» il pacchetto di misure concordato, che comprende incentivi all’esodo, ammortizzatori sociali fino a fine anno e l’attivazione delle politiche attive regionali per il ricollocamento. Bitonci ha espresso l’auspicio che la trattativa con il potenziale subentrante possa riaprirsi, ritenendo importante il mantenimento di un presidio produttivo nell’area industriale di Feltre.
La vertenza resta aperta, con FIOM e FIM impegnate su fronti paralleli: da un lato la difesa dei diritti e della storia industriale del sito, dall’altro la gestione delle uscite incentivate e delle tutele necessarie per accompagnare lavoratrici e lavoratori in una fase di incertezza profonda. La chiusura di Hydro Extrusion Feltre sarebbe un colpo durissimo per il territorio, e i sindacati ribadiscono che nessuno può chiamarsi fuori dalla responsabilità di affrontare questa crisi.





