Il mercato del lavoro veneto continua a reggere. Il secondo trimestre 2026, fotografato dal nuovo report “Il Sestante” di Veneto Lavoro, mostra una crescita moderata ma stabile: meno brillante rispetto al post Covid, più simile al passo del 2025, comunque positiva. Una tenuta che però non cancella il quadro di fondo: su base annua la crescita occupazionale rallenta, e a spingere il trimestre sono soprattutto il tempo determinato e i servizi turistici, mentre il tempo indeterminato contribuisce con minore intensità.
Il Veneto conta oggi 2,2 milioni di occupati, di cui quasi 1,8 milioni dipendenti. Le persone in cerca di lavoro sono 73 mila, gli inattivi 1,9 milioni. Tra i 15 e i 74 anni il tasso di occupazione si ferma al 61,3%, con una forbice evidente tra uomini e donne: queste ultime si attestano al 53,8%. Tra aprile e giugno il saldo regionale è di +51.800 posizioni. Crescono sia le assunzioni (+2%) sia le cessazioni (+3%), ma si tratta soprattutto di rapporti di brevissima durata, che non rafforzano il saldo. A sostenere il trimestre è ancora una volta il turismo, entrato nel vivo della stagione.
Le assunzioni aumentano soprattutto tra uomini e stranieri, e riguardano in larga parte professioni non qualificate, in particolare in agricoltura. Sul fronte anagrafico crescono sia i giovani, con rapporti più duraturi nelle professioni qualificate delle attività ricettive, sia gli over 55, per i quali prevalgono contratti giornalieri. Più debole invece la crescita delle professioni tecniche e ad alta qualificazione, frenata da contratti molto brevi nei trasporti e nel settore cinematografico.
Sul fronte dei contratti il tempo indeterminato cresce di 5.000 unità, meno delle 6.100 dello scorso anno, frenato dall’incertezza economica e dalla difficoltà delle imprese nel reperire personale qualificato. Il tempo determinato vola a +41.600 posizioni, trainato dalla stagione turistica. In lieve aumento la somministrazione, mentre calano gli apprendistati.
Agricoltura e industria si rafforzano: la prima passa da +4.000 a +6.000 posizioni, la seconda sale a +4.400 contro le +3.700 del 2025. Il terziario resta il motore del mercato del lavoro, ma il saldo si riduce: +41.400 posizioni contro le +44.400 dello scorso anno.
Sul piano territoriale crescono soprattutto Venezia (+30.800), spinta dal turismo, e Verona (+15.800), sostenuta anche da agricoltura e industria. Rovigo migliora, Belluno tiene, Padova e Vicenza rallentano ma restano positive, mentre Treviso è l’unica provincia con saldo lievemente negativo.
Belluno: saldo positivo, ma con forti differenze tra settori
Nel Bellunese il trimestre si chiude con una sostanziale stabilità: +1.126 posizioni di lavoro, in linea con il 2025. Crescono sia gli uomini (606) sia le donne (520), e sul fronte della cittadinanza gli italiani sono 738, gli stranieri 388. Anche qui prevale il tempo determinato, che raggiunge quota 981 contro i 141 contratti a tempo indeterminato. Il quadro settoriale è molto diversificato. L’industria migliora (+274), trainata soprattutto dalle costruzioni (+212). Nell’occhialeria il saldo è positivo ma minimo (+13), più per il calo delle cessazioni che per una ripresa delle assunzioni. Nel turismo la crescita si ridimensiona: l’aumento delle cessazioni registrato ad aprile, dopo la fine della stagione invernale e delle Olimpiadi, compensa in parte le nuove attivazioni. Il saldo delle assunzioni si ferma a +898, contro le +1.227 dello stesso periodo del 2025. Sul fronte delle professioni calano quelle ad alta qualificazione e responsabilità (-247), mentre crescono sia le professioni impiegatizie e qualificate nei servizi (+673) sia quelle non qualificate (+616), soprattutto in agricoltura e nella manutenzione del verde.
Il Bellunese, dunque, tiene. Ma la fotografia del trimestre conferma un mercato del lavoro che si muove su equilibri delicati: turismo meno brillante, industria in ripresa selettiva, professioni qualificate in calo. Una stabilità che regge, ma che chiede attenzione.





