Vanoi, il Consorzio Brenta insiste: «Proseguiamo con lo studio»

Vanoi, il Consorzio Brenta insiste: «Proseguiamo con lo studio»

La diga del Vanoi non è superata. Tutt’altro. Ieri (27 gennaio) si è ufficialmente concluso l’iter del dibattito pubblico. E il Consorzio di Bonifica Brenta, proponente del progetto, ha dichiarato di voler andare avanti con lo studio progettuale. Tra l’altro, con un’affermazione che fa leva sul senso di solidarietà della montagna nei confronti della pianura. Nientemeno. 

IL DIBATTITO

Come detto, da ieri sono disponibili sullo spazio web (www.dp-serbatoiovanoi.it ed in parallelo sul sito internet del Consorzio, www.consorziobrenta.it) le conclusioni del responsabile del dibattito pubblico e del proponente, quale atto finale del procedimento. 

Il percorso è stato avviato con la redazione, da parte dei progettisti su finanziamento del Ministero delle Politiche agricole, del Docfap e la sua consegna al Consorzio il 14 giugno dello scorso anno per l’inizio, come da disposizioni di legge, del dibattito pubblico (step cominciato a luglio con la fase preliminare e l’invito, nel principio del massimo coinvolgimento, di 185 soggetti). Di seguito la presentazione ai media e i successivi incontri in presenza (9, 10 e 16 settembre) e per allargare ulteriormente la partecipazione due incontri online (23 settembre e 14 ottobre). Numerose le osservazioni pervenute, sia durante gli incontri, sia per iscritto.

La relazione conclusiva redatta dal responsabile del dibattito pubblico svolge una dettagliata disamina dell’intero dibattito, entrando anche nel merito del documento.

Alla luce del dibattito e della relazione conclusiva pervenuta, il cda del Consorzio, riunitosi nei giorni scorsi, ha espresso il suo parere favorevole all’interesse e alla necessità di dover proseguire le fasi progettuali successive. «Viene in particolare confermata l’opzione C proposta dai progettisti, che – pur a fronte di un volume di invaso inferiore rispetto alle necessità e alle aspettative iniziali – si ritiene la migliore per contemperare anche gli altri fattori in gioco, in primis legati alle valutazioni sulla sicurezza e anche a quelle ambientali» fanno sapere dal Consorzio. «Sotto tale luce si rafforza ulteriormente la necessità di integrare l’inderogabile necessità di un polmone di scorta e regolazione che la diga e il relativo bacino metteranno a disposizione con alcuni altri elementi che, pur essendo ritenuti di carattere “complementare” e non “alternativo” (ricarica della falda, risparmio irriguo, sghiaiamento bacini esistenti, incremento della disponibilità dei bacini esistenti per gli utilizzi irrigui e potabili della pianura, ecc.) e in parte sono stati già realizzati e/o progettati dal Consorzio. L’avvio della successiva fase di approfondimento progettuale avverrà inizialmente con un piano di indagini sulla sicurezza geologica». 

«Il Consorzio ritiene quindi doveroso procedere nell’approfondimento degli studi tenendo conto di tutte le esigenze e tutti i fattori emersi durante il dibattito pubblico, mantenendo la massima apertura nei confronti di auspicabili sinergie per offrire opportunità a tutte le realtà territoriali» continuano i proponenti. «Se infatti nel dibattito pubblico, apparentemente, si può aver constatato la presenza di due realtà territoriali “contrapposte”, in molti altri punti è emerso l’argomento per cui “l’acqua è senza confini”; in questo senso non si vuole rinunciare all’idea e all’auspicio di una solidarietà tra montagna e pianura, per cui se le acque non vengono utilizzate a monte e sono essenziali per la sopravvivenza di valle, possano essere trattenute e regolate».

LA PROVINCIA

Inevitabile la reazione della Provincia di Belluno, che continua a sostenere la propria contrarietà all’opera. 

«Nessuna contrapposizione montagna-pianura. Piuttosto, il dibattito sul Vanoi sembra sempre più un monologo del Consorzio Brenta. O tutt’al più un dialogo in cui un soggetto, la Provincia di Belluno e il territorio bellunese, parlano senza essere ascoltati, perché dall’altra parte c’è un convitato sordo alle questioni della sicurezza e di tutela del corpo idrico. Un convitato che finora non ha voluto ascoltare le proposte alternative alla diga, quali il cambio di colture e la riqualificazione dei sistemi irrigui» dicono il presidente Roberto Padrin e il consigliere delegato al demanio idrico Massimo Bortoluzzi.

«Sono stati sollevati problemi di sicurezza a cui non è mai stata data risposta esaustiva. Per cui gli approfondimenti che dichiara di voler perseguire il Consorzio Brenta dovranno servire a chiarire in maniera netta quali soluzioni vengono proposte per garantire la sicurezza degli abitati a valle dello sbarramento» sottolinea il consigliere Bortoluzzi. «Il Vanoi insiste in zona P4 del piano di assetto idrogeologico (“Pericolosità da frana molto elevata”). Per noi significa solo una cosa: impossibilità a realizzare l’opera».

«La linea della Provincia rimane immutata e non scalfita: siamo contrari alla diga del Vanoi e lo abbiamo detto e ripetuto in tutte le sedi e con atti ufficiali» aggiunge il presidente Padrin. «Quel che più dispiace è che si continui a sollevare la contrapposizione – che non esiste assolutamente – tra montagna e pianura, e che si dica che le acque a monte non vengono utilizzate e quindi devono essere messe a disposizione dei territori a valle che ne hanno necessità. È un’impostazione che non solo è errata, ma risulta addirittura pregiudizievole dei rapporti tra enti e tra territori, perché l’obiettivo non deve essere quello di sfruttamento, come continua invece a ribadire il Consorzio Brenta, bensì della tutela di un corpo idrico. La solidarietà che il Consorzio chiede non può essere a senso unico».

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