Sest – Acc, firmato l’accordo di acquisto: ma è rottura tra Fiom e Rsu

Sest – Acc, firmato l’accordo di acquisto: ma è rottura tra Fiom e Rsu

Firmato l’accordo: Lu-Ve Sest acquista l’Acc di Mel. Dopo un giorno di trattative infruttuose e una notte che ha portato consiglio, ieri è stata trovata la quadra. Luve Sest assumerà nel giro di due anni 150 dei 250 lavoratori di Acc, a cadenze prestabilite: entro la fine di aprile i primi 40, altri 30 entro gennaio 2023. Ulteriori 60 assunzioni saranno portate a termine entro luglio, mentre gli ultimi 20 lavoratori indosseranno la nuova casacca entro gennaio 2024.

Luve Sest si è anche impegnata a ricollocare in altri stabilimenti del gruppo (non solo italiani) i dipendenti che al termine dei 24 mesi non abbiano ancora trovato un’occupazione. Per loro si muoveranno anche Regione e Confindustria, che si sono impegnate ufficialmente a esplorare percorsi di ricollocazione.

La lista dei 150 dipendenti che passeranno alla Sest sarà fornito dalla nuova proprietà entro il 15 aprile. Non ci sarà periodo di prova per chi passerà da Acc a Sest e ogni assunzione sarà preceduta dalla sottoscrizione di un verbale di conciliazione individuale, con il quale il lavoratore rinuncerà ad impugnare l’accordo.

Resterà in piedi il Consiglio di sorveglianza socio istituzionale, così come resterà della partita (fino a dicembre) il commissario straordinario Maurizio Castro, che presenterà al Mise la richiesta di proroga del termine di attuazione del suo programma commissariale.

Tutti felici e contenti? Non proprio. Stefano Bona, segretario provinciale della Fiom, non ha firmato nemmeno ieri, dopo la contrarietà espressa già nelle trattative di martedì. L’accordo, in ogni caso, è valido lo stesso, perché ha ricevuto l’avallo delle due Rsu della Fiom in Acc. Ma il no di Bona apre una falla interna al sindacato.

IL COMMENTO

«L’accordo raggiunto oggi apre un nuovo scenario per lo stabilimento di Mel: ora si guarda al futuro grazie a Lu.Ve., un gruppo che crede nel territorio bellunese e nell’opportunità offerta dal sito produttivo in cui si continuerà a lavorare». Sono le parole del ministro per i Rapporti col Parlamento, Federico D’Incà – che anche per conterraneità ha seguito da vicino tutta la lunga vicenda Acc. «In questo lungo e difficile percorso c’è stato un forte e intenso lavoro di squadra che ha visto coinvolte le istituzioni e le organizzazioni sindacali – osserva D’Incà, che aggiunge – : in ogni sede competente si è cercato di risolvere tutte le problematiche che hanno interessato lo stabilimento fin da quando la precedente proprietà cinese aveva deciso di abbandonare la fabbrica. I passaggi necessari per arrivare alla conclusione di questa delicata vertenza sono stati molti, e non certo semplici: io stesso mi sono interessato per trovare la possibilità di costruire il percorso che ha portato all’amministrazione straordinaria. Un risultato che oggi permette di proiettare la nostra comunità su nuovi scenari, con un gruppo industriale solido e determinato ad affrontare una nuova sfida».

(In apertura un’immagine della manifestazione dello scorso 13 novembre)

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