Referendum sulla giustizia, in provincia – come in Veneto – vince il “sì”, ma l’Italia boccia la riforma del Governo. Poche le eccezioni nel Bellunese: su tutte, il capoluogo, dove i cittadini si sono schierati contro le modifiche costituzionali. In Italia, il “no” ha veleggiato costantemente per tutta la durata degli scrutini attorno al 54%, attestandosi in serata al 53,52%; il Veneto è stata invece una delle tre regioni (insieme a Lombardia e Friuli Venezia Giulia) a orientarsi verso il “sì”, con il 58,41%; anche in provincia di Belluno, come detto, ha vinto il sostegno alla riforma, con il “sì” a quota 55,74%.
Affluenza, ultimi in Veneto
Come ormai da – triste – tradizione, l’affluenza alle urne in provincia anche per questo referendum è stata bassa, la più bassa in Veneto: 59,13% il dato finale alle 15 (lunedì 23 marzo). Poco meglio ha fatto Rovigo (59,91%), mentre le altre cinque province hanno fatto registrare valori tra il 62,36% e il 65,93% (Padova). L’affluenza regionale è stata del 63,47%, quella nazionale del 58,93%.
A livello comunale, lo scettro dell’affluenza va a Soverzene con il 73,31%, seguito da Lorenzago di Cadore e San Nicolò Comelico (rispettivamente 69,27% e 65,67%); appena fuori dal podio il comune del senatore Luca De Carlo: Calalzo di Cadore fa registrare il 63,79%. Chiudono la top ten – quasi appaiate – le città principali, Belluno e Feltre, con il 61,87% e 61,84%.
Fanalini di coda con un’affluenza inferiore al 50%, San Tomaso Agordino (48,07%), Val Di Zoldo (46,39%) e Livinallongo Del Col Di Lana (43,53%).
Le vittorie del “sì” comune per comune
In provincia, la maggioranza degli elettori si è schierata a favore della riforma, con la vittoria del “sì” nella larghissima parte del territorio, senza distinzione di vallate e altimetria. Nei 60 comuni chiamati al voto, infatti, solo in cinque ha vinto la bocciatura della riforma della giustizia, dominante invece a livello nazionale.
Diversi i comuni dove il “sì” è andato oltre il 70%, tra questi anche le tre realtà ex asburgiche: Colle Santa Lucia (col 78,18%), Zoppè Di Cadore (74,74%), Selva Di Cadore (71,75%), Cortina d’Ampezzo (71,66%), Rocca Pietore (71,35%, terra del segretario provinciale della Lega Andrea De Bernardin), Tambre (70,77% e Livinallongo Del Col Di Lana (70,29%). Anche i comuni dove sono “di casa” gli altri responsabili provinciali dei partiti di centrodestra hanno fatto registrare una netta vittoria del “sì”, dal 69,31% di Vigo di Cadore della presidente provinciale di Fratelli d’Italia Silvia Calligaro al 60,07% del sindaco e referente di Forza Italia Dario Scopel, passando per l’Unione di Centro e il suo responsabile Gianluca Dal Borgo con il 61,64% di Chies d’Alpago. Non sono mancati poi i comuni dove la decisione è stata in bilico per pochi voti: è il caso di Sovramonte (51,55% di sì, passato per 10 voti), San Gregorio Nelle Alpi (51,5%, 22 voti di differenza), Sedico (51,47%, 142 voti di scarto) e Cibiana Di Cadore (50,99%; qui la differenza è stata di appena tre voti).
I cinque che hanno detto “no”. Il caso Belluno
Anche sul fronte del no c’è stata una vittoria di misura, sempre con tre voti di scarto: è accaduto a Limana, 50,05% per il no e 49,95% per il sì, 1368 contro 1365. A Limana gli esiti elettorali si giocano sempre sul filo del rasoio: anche alle comunali 2025 l’amministrazione Talo si impose con uno scarto di 70 voti sugli avversari, con un bacino elettorale di poco meno di 4400 elettori.
La bocciatura più netta è arrivata a Soverzene, con il 55,7% di voti contrari alla riforma; poi, Belluno col 53,65%, Ospitale Di Cadore con il 52,94% e Lamon con 51,58%. Il caso più eclatante è quello del capoluogo, che ha visto la vittoria del “no” nonostante l’attuale maggioranza di governo a Palazzo Rosso sia di centrodestra; nel comune più simile per dimensioni e dinamiche a Belluno, ossia Feltre (dove pure l’amministrazione Fusaro è sostenuta da un’alleanza tra civiche e partiti di centrodestra), il “sì” ha vinto col 54,01%. «Un risultato importante, la mobilitazione di questi mesi è stata premiata. – il commento a caldo del segretario dell’Unione Comunale del capoluogo del Partito Democratico, Davide Noro – Fondamentale nel capoluogo è stata l’unità delle forze politiche, sindacali e civili per la difesa della Costituzione. È senza dubbio un voto politico, visto anche il dato dell’affluenza, sopra le aspettative. A Belluno città la vittoria del No è ancora più significativa, soprattutto perché arriva dopo l’importante affermazione del PD alle scorse Regionali. Le elezioni comunali del prossimo anno saranno tutta un’altra storia, ma il vento sta cambiando».





