La Provincia di Belluno prova a mettere ordine in uno dei problemi più pesanti per gli enti locali: la mancanza di personale tecnico capace di gestire progetti, appalti e investimenti. Un nodo che negli ultimi anni ha rallentato l’attuazione del PNRR, dei Fondi Comuni di Confine e dei finanziamenti europei. Da qui nasce l’accordo quadro programmatico firmato tra Palazzo Piloni e il Centro Studi Bellunese, un patto triennale che punta a rafforzare competenze, innovazione e – in prospettiva – la gestione associata dei servizi amministrativi.
L’intesa, approvata con l’Atto del presidente n. 149 del 2 luglio, arriva dopo mesi di richieste dai sindaci: troppi progetti, troppo pochi tecnici. Mancano RUP, mancano figure capaci di seguire appalti complessi, manca la forza lavoro per presidiare le fasi esecutive. E quando il personale non c’è, i finanziamenti restano sulla carta.
La novità dell’accordo è la regia a tre: la Provincia che coordina e intercetta risorse, il Centro Studi che costruisce percorsi formativi su misura, e i Comuni che diventano destinatari di un sistema pensato finalmente per le loro reali criticità. Basta corsi “a catalogo”: si passa a laboratori pratici, comunità di pratica, formazione mirata su RUP, contabilità, transizione digitale.
Un capitolo centrale riguarda il progetto Minerva, la banca dati nazionale per la gestione delle risorse umane. La Provincia farà da ente pilota nell’adeguamento dei propri sistemi, finanziato dal PNRR, per poi trasferire ai Comuni know‑how e specifiche tecniche. L’obiettivo è chiaro: uscire dall’isolamento informativo dei singoli enti e allineare il territorio agli standard nazionali, condizione necessaria per accedere ai futuri fondi sulla capacità amministrativa.
A vigilare sul percorso nascerà una cabina di regia interistituzionale, con riunioni trimestrali e compiti pesanti: validare gli scenari di sviluppo, approvare il Piano formativo annuale, verificare gli effetti reali della formazione e accompagnare la transizione verso un ecosistema digitale, coinvolgendo progressivamente anche la società in house S.I.T. s.r.l.
La formazione sarà pensata per i piccoli Comuni, con microlearning ed e‑learning compatibili con il lavoro agile. Ma non si punta solo ai corsi: l’accordo prevede veri e propri progetti di innovazione amministrativa da inserire nei sistemi di performance, premiando chi applica le competenze acquisite. Digitalizzazione, intelligenza artificiale, e‑procurement, lotta all’evasione, gestione delle CER, rischio idrogeologico, turismo e servizi di prossimità: sono alcuni degli ambiti individuati, tutti legati alle sfide quotidiane dei territori montani.
«Diamo una risposta concreta a un problema che i sindaci ci segnalano da tempo», commenta il presidente della Provincia, Marco Staunovo Polacco. «Costruiamo un presidio formativo permanente e poniamo le basi per una gestione sempre più associata dei servizi». Per Giovanni Piccoli, presidente del Centro Studi Bellunese, l’accordo è un rilancio della missione originaria dell’ente: «Non ci limiteremo più a un’offerta a catalogo. Lavoreremo fianco a fianco con i Comuni per costruire percorsi su misura, a partire dalle competenze che oggi mancano di più».
L’intesa dura tre anni, rinnovabile. Ma nelle intenzioni dei firmatari è solo il primo tassello di una collaborazione più ampia, destinata a ridisegnare la gestione delle risorse umane nei Comuni bellunesi. Un tentativo di mettere a sistema ciò che finora ogni ente ha affrontato da solo, spesso con mezzi insufficienti.





