Il Consiglio regionale ha detto “sì”. La proposta di legge sulla parità retributiva tra donne e uomini è realtà. Dopo il via libera della commissione e l’istituzione di un tavolo di lavoro con tutte le forze politiche per arricchire e modificare il testo, la proposta di legge ha trovato il consenso corale dell’assemblea regionale. Nato da un’idea della consigliera del Partito democratico Vanessa Camani, il provvedimento nel suo iter ha visto la partecipazione attiva, nel ruolo di correlatrice, della consigliera bellunese della Lega Silvia Cestaro. «La parità retributiva tra uomini e donne – dichiara – è un tema trasversale, senza colore politico».
«È ormai evidente come i cambiamenti sociali abbiano messo al muro la differenza di trattamento salariale tra uomo e donna – spiega Cestaro – e come la questione debba essere affrontata. In Regione Veneto e nell’ambito degli enti pubblici il problema è stato ormai superato, c’è uguaglianza nelle tutele e nella retribuzione, resta il nodo del privato». Non si tratterà certo di punire le aziende non eque dal punto di vista salariale, quanto di premiare quelle che lo sono attribuendo loro un punteggio aggiuntivo che rappresenterà un vantaggio al momento di partecipare a bandi e ad avvisi regionali. Verrà quindi creato un registro delle aziende virtuose e si prevede anche l’apertura di Sportelli Donna per favorire l’occupazione femminile. «Nel decidere un metodo, abbiamo scelto la premialità – prosegue la consigliera – dare quindi alle aziende uno strumento perché possano adottare politiche di parità salariale, di welfare e favorire, con iniziative, la presa di coscienza da parte degli uomini di quanto la donna fa. Viviamo in una società che non può più reggersi sul vecchio sistema familiare in cui nonni e genitori aiutano e supportano la coppia, per questo è necessario dare nuove certezze ai giovani, metterli nella condizione di creare in serenità nuovi nuclei offrendo loro servizi e aiuti. Lo Stato dovrebbe prevedere interventi radicali: parlo della creazione di nuovi asili nido o di rendere strutturali strumenti come il bonus babysitter, iniziative importanti nei grandi centri urbani e fondamentali nella nostra montagna, perché solo dando servizi e favorendo la qualità della vita possiamo pensare di trattenere le nuove generazioni e attirare persone. La famiglia deve tornare al centro della nostra attenzione, della politica tutta, ed essere il punto di partenza dal quale sviluppare tutte le altre politiche, dal lavoro alla sanità all’educazione».





