Uno sguardo oltre confine per capire cosa non ha funzionato qui. È l’invito che arriva da Mountain Wilderness, che ha raccolto e rilanciato la riflessione di Mirta Da Pra Pocchiesa all’interno di un test dedicato al tema “Treno e dintorni – protesta e proposte”. Il confronto è impietoso: Svizzera e Austria, paesi alpini con le stesse difficoltà geomorfologiche delle nostre valli, da decenni investono per ridurre l’uso dell’auto privata. Potenziano autobus e ferrovie, costruiscono nuove linee anche nelle valli laterali, sperimentano l’intermobilità con treni, bus, taxi a chiamata e biciclette. Una strategia chiara: rendere semplice e conveniente muoversi senza auto.
L’occasione olimpica che poteva cambiare tutto
Le Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026 potevano essere il motore di una rivoluzione simile anche per il Bellunese e la Valtellina. Le criticità del trasporto pubblico sono quasi identiche nelle due aree, e proprio per questo l’evento avrebbe potuto generare una visione comune. Si potevano immaginare opere strategiche:
- l’anello ferroviario delle Dolomiti (Belluno–Cortina–Dobbiaco–Bressanone–Trento–Feltre–Belluno),
- l’elettrificazione e il raddoppio della Trento–Bassano–Venezia,
- la ferrovia Trento–Canazei,
- un collegamento ferroviario diretto con Cortina.
Progetti capaci di servire residenti e turisti, e di costruire un brand internazionale di qualità per le Dolomiti.
La realtà: qualche pensilina e molte strade
Invece, in Cadore e in Valtellina ci si è fermati a interventi minimi: qualche pensilina rifatta, qualche passaggio a livello eliminato. Nessuna politica di trasporto pubblico intermodale, nessuna visione. Al contrario, si è investito sulle strade: circonvallazioni, rotatorie, nuove arterie. Asfalto e cemento come unica risposta. Un messaggio chiaro ai giovani: niente modernità, niente mobilità sostenibile. Eppure proprio le proposte degli ambientalisti – spesso bollati come “il partito del NO” – avrebbero portato miliardi di investimenti utili alle comunità più isolate.
Chi ha investito davvero: Alto Adige e Trentino
A nord del confine provinciale la musica cambia. La Provincia di Bolzano ha investito oltre 200 milioni di euro nel raccordo ferroviario della Val di Riga, che ridurrà di 15 minuti i tempi verso Brunico e migliorerà anche i collegamenti con la Val Venosta e l’Engadina. A Bolzano un unico biglietto permette di salire su treni e bus con orari coordinati. In Trentino il trasporto pubblico è gratuito per gli over 70, sono stati acquistati 60 nuovi autobus a gas ed elettrici e 8 locomotori elettrici per la tratta Trento–Borgo Valsugana. Grazie alle Olimpiadi, tra Ora e Canazei ci sarà un bus ogni ora, connesso alla ferrovia verso Trento e Bolzano.
Il Bellunese senza prospettiva
E qui arriva la domanda centrale del test di Mountain Wilderness: perché il Bellunese è stato escluso da qualsiasi progettualità di lungo periodo? Perché non si è investito in servizi, ma solo in opere destinate a durare lo spazio di un evento?
L’elenco dei costi è eloquente:
- pista di bob: 128 milioni, senza piano di gestione;
- villaggio olimpico: 40 milioni, destinato allo smantellamento;
- trampolini di Zuel: 10 milioni, un impianto senza futuro;
- collegamento sciistico Apollonio–Socrepes: 40 milioni, costruito su una frana e destinato a sparire.
Totale: 218 milioni di euro.
A cui si aggiungono le circonvallazioni di Cortina e Longarone: un miliardo. Risorse enormi, che avrebbero potuto cambiare il volto della mobilità dolomitica. Ma la voce dei cittadini non è mai stata ascoltata.
Un’occasione perduta
Le Olimpiadi 2026 potevano essere il trampolino per una mobilità moderna, sostenibile, europea. Per il Bellunese, invece, restano un’occasione mancata. Costosa. E difficilmente ripetibile.





