Il primo semestre 2025 segna una frenata per l’occhialeria italiana sui mercati internazionali. Secondo i dati diffusi da Anfao (Associazione Nazionale Fabbricanti Articoli Ottici), le esportazioni si sono attestate a 2,8 miliardi di euro, con una flessione dello 0,7% rispetto allo stesso periodo del 2024. A pesare è soprattutto il calo degli occhiali da sole (-5,5%), che rappresentano oltre due terzi del totale esportato. Stabili le montature (+0,1%) e in lieve crescita le lenti (+1,2%).
Europa in crescita, crollo negli USA
L’Europa si conferma il principale mercato di sbocco, con quasi il 60% delle vendite e una crescita dell’8% su base annua. Bene le grandi economie: Francia (+2,5%), Germania (+6%) e Regno Unito (+3%), dove la fascia premium traina la domanda. In evidenza anche l’Est Europa, con Polonia e Ungheria in forte espansione. In netto contrasto, le vendite in America segnano un crollo del 23,7%, trascinate al ribasso dagli Stati Uniti (-34,5%), storicamente primo mercato per l’occhialeria italiana. I dazi doganali, saliti dal 10% al 15% da agosto, e l’incertezza generata dalle politiche commerciali USA hanno messo in crisi il settore.
Cina in ripresa, Italia tiene sul mercato interno
In Asia il quadro è misto: cali in diversi mercati maturi, ma la Cina torna protagonista con un balzo del +29,5%, dopo anni di domanda altalenante. Sul fronte interno, buone notizie: secondo il Pos Tracking data di GkK-Niq, il canale ottico italiano è cresciuto del 3,2% nel primo semestre, raggiungendo 1,9 miliardi di euro. A trainare il mercato sono montature e lenti oftalmiche, mentre gli occhiali da sole soffrono per fattori stagionali e scelte d’acquisto più razionali.
L’appello di Anfao: “Servono politiche industriali forti”
«I dati del primo semestre ci restituiscono un quadro complesso», commenta Lorraine Berton, presidente di Anfao. «L’occhialeria italiana ha dimostrato una straordinaria capacità di resilienza, ma non possiamo affrontare da soli uno scenario globale così incerto». Da qui l’appello alle istituzioni italiane ed europee: «Servono politiche industriali e commerciali adeguate, capaci di tutelare il Made in Italy e sostenerne la competitività. Innovazione, sostenibilità e promozione all’estero devono essere le priorità».





