I lavoratori non siano i soli a subire le difficoltà dei mercati e l’assenza di politiche industriali: questo l’appello dei sindacati dell’occhialeria bellunese – Filctem CGIL Belluno, Femca CISL Belluno Treviso e Uiltec UIL Belluno – al mondo istituzionale, politico ed economico locale, regionale e nazionale. L’attenzione è rivolta all’intera “filiera corta”, con i riflettori particolarmente accesi sul mondo dei terzisti e delle piccole realtà.
I numeri del settore
L’occhialeria in Italia occupa circa 18.500 addetti per un totale di 820 aziende; nel solo Bellunese vede occupate oltre 14mila persone. Nell’arco del 2025 il volume dell’export del settore ha toccato i 5 miliardi di euro, nonostante una flessione delle esportazioni verso gli Stati Uniti d’America del 40% causa dazi, uno dei temi che hanno portato nei primi mesi dello scorso anno ad una flessione media dei volumi prodotti dai terzisti tra il 30 e il 50%. Nell’arco dell’ultimo anno sono stati sfiorati i 2,3 milioni di ore di cassa integrazione richiesta.
I temi caldi
Diverse le questioni sollevate dai sindacati: «Siamo come un vaso di coccio tra vasi di ferro. – ha sottolineato Giampiero Marra della Filctem CGIL Belluno – Mancano politiche industriali, la produzione si sta trasformando da oggetti medicali e di moda a strumenti tecnologici: dobbiamo ripartire dalla centralità del lavoro, riconnettere imprese e territorio. C’è una responsabilità sociale nella difesa della filiera locale; c’è un valore del lavoro dell’uomo che va oltre la valutazione di un algoritmo».
«Il settore è pronto ad affrontare i cambiamenti che sono necessari per affrontare questi momenti? – si chiede Milena Cesca per la Femca CISL Belluno Treviso – Penso al peso del Made in Italy, al nuovo ruolo nei mercati mondiali di paesi come la Cina; la nostra filiera rappresenta tutta la professionalità nella produzione di occhiali di lusso, è un fattore che fa la differenza per il territorio. Dobbiamo puntare sull’attività dell’osservatorio nazionale dell’occhialeria, ripartito grazie al rinnovo del contratto nazionale: da qui possiamo costruire il futuro della filiera italiana dell’occhiale, che non può prescindere dall’attenzione alle nuove tecnologie».
Una riflessione che va legata al tema dei servizi, dalla viabilità alla residenzialità, dalla denatalità allo spopolamento, «passando per la formazione, che deve partire dagli istituti tecnici per arrivare alla costituzione di hub e poli di ricerca, anche con il coinvolgimento delle università, – evidenzia Marco Frezzato della Uiltec UIL Belluno – che portino anche alla progettazione e alla realizzazione della componentistica per gli smart glasses sul territorio italiano».
L’appello
L’appello dei sindacati va quindi al mondo politico e imprenditoriale per riflessioni e azioni collettive che limitino gli impatti della rivoluzione in corso sulla filiera, in particolar modo sulle realtà terziste che per le loro dimensioni contenute spesso “non fanno notizia”; detto dell’osservatorio, da potersi giocare c’è anche la “carta” del patto territoriale dell’occhialeria, dal 2017 al lavoro con progetti e attività a favore del settore; ora però c’è da agire in modo diverso sui temi territoriali, della conciliazione e del welfare.
Le prime risposte
Prima realtà a raccogliere l’appello è stata Confindustria Belluno Dolomiti: «Il settore dell’occhialeria sta affrontando una fase di trasformazione profonda, che richiede visione strategica, investimenti mirati e un forte coordinamento di filiera. In questa direzione – dichiara Lorraine Berton, presidente di Confindustria Belluno Dolomiti e di ANFAO – ci siamo già attivati da tempo con varie iniziative molto concrete: per esempio, abbiamo dato vita a INNOVEREYE, una società nata proprio con l’obiettivo di supportare le imprese del comparto, e più in generale del manifatturiero, nell’affrontare la sfida epocale rappresentata dall’intelligenza artificiale. Si tratta di un passaggio cruciale per rafforzare la competitività del distretto, accompagnando l’evoluzione dei modelli produttivi in un’ottica di sviluppo integrato della filiera. Vogliamo contribuire a fare del distretto bellunese un polo di riferimento internazionale per l’applicazione dell’intelligenza artificiale all’occhialeria. Un obiettivo che richiede un aggiornamento continuo delle competenze e una forte sinergia tra imprese, istituzioni, ricerca e sistema formativo».
«La sfida dell’intelligenza artificiale non riguarda esclusivamente lo sviluppo di nuovi prodotti, come gli smart glasses, ma investe in modo significativo anche i processi produttivi, organizzativi e decisionali. È su questo doppio binario – prodotto e processo – che si gioca il futuro competitivo della nostra manifattura. Per questo – conclude Berton – è fondamentale affrontare questa fase con un approccio sistemico, capace di coniugare innovazione, formazione e valorizzazione del capitale umano, elementi imprescindibili per garantire uno sviluppo sostenibile e duraturo del territorio».





