Nevegal, avvio complicato: il PD chiede chiarezza, la società frena sulle aperture

Nevegal, avvio complicato: il PD chiede chiarezza, la società frena sulle aperture

La stagione del Nevegal è partita in ritardo. Una sorpresa per qualcuno? Non proprio. Tra mediazioni finite nel nulla, scuole di sci che chiedono aiuto e una governance che brilla per l’assenza, il colle bellunese si è ritrovato ancora una volta a rincorrere l’inverno invece di anticiparlo. E il PD cittadino, davanti a questo avvio zoppicante, non perde tempo: «Siamo preoccupati». Traduzione: ve l’avevamo detto.

«L’annullamento della gara per riportare gli impianti in mano pubblica avrebbe inevitabilmente causato difficoltà gestionali», attaccano i dem. E l’appello del presidente del Collegio dei Maestri del Veneto, Luigi Borgo, «conferma purtroppo tutti i nostri timori». La mediazione tentata in autunno tra sindaco, scuola ci e società degli impianti? «Un atto isolato e fine a sé stesso». Insomma: altro che governance del territorio, qui siamo al “ciascuno per sé”.

Il PD respinge anche la versione “è solo uno screzio tra privati” del vicesindaco Gamba. «Il Campo Scuola non è un capriccio di due operatori: è un pezzo di industria regionale dello sci». E con le Olimpiadi a un mese, aggiungono, «il Nevegal doveva essere garantito e valorizzato». Invece, per ora, si arranca. Da qui la richiesta di un confronto urgente con Dolomiti Ski Line: capire cosa non sta funzionando e a che punto sia il famoso progetto triennale che il Comune ha avallato.

Visalli: «La politica deve tornare a guidare. Non a guardare»

Irma Visalli affonda il colpo: «Senza una linea politica chiara, anche gli sforzi dei privati rischiano di essere inefficaci». E ricorda che già nell’Agenda strategica #progettanevegaldomani il problema era evidente: la governance. «Avevamo proposto un modello multilivello. Oggi vediamo i risultati del mancato coordinamento: confusione su ruoli, competenze e responsabilità». Poi la stoccata: «È ingeneroso e irresponsabile puntare il dito solo su chi ha investito. Qui è evidente una delega totale ai privati, come se il Nevegal fosse un’azienda qualunque da lasciare andare finché non fallisce». E sulla comparsa di una nuova scuola di sci mentre quella storica chiede aiuto, Visalli è lapidaria: «Così non si capisce più chi fa cosa. E i cittadini meno che mai».

Dolomiti Ski Line: «Aprire senza flusso è come sciare senza neve: si cade»

La società degli impianti risponde con un documento che non usa mezzi termini alle polemiche di queste ore per la chiusura al pubblico del campo scuola. Il succo? La politica può discutere quanto vuole, ma la matematica non cambia. «Nel governo di una stazione sciistica esiste un solo parametro che regge alla prova dei fatti: l’allineamento tra flussi effettivi e costi operativi». Tradotto: se la gente non viene, aprire costa. Sempre.

Dolomiti Ski Line elenca i costi fissi – personale, energia, sicurezza, preparazione piste – ricordando che «non si riducono quando gli sciatori sono pochi». Nei giorni feriali, in Nevegal, il flusso è quello che è: «Aprire non è una scommessa, è una perdita automatica. Lo abbiamo verificato lo scorso anno». E sul sostegno pubblico, la società è chiara: «Può aiutare, ma non riscrive l’economia. Una perdita strutturale resta una perdita strutturale». Insomma, non basta voler bene al Nevegal per far quadrare i conti. La conclusione è un’altra stilettata: «Aprire senza flusso non salva una stazione, la espone a un nuovo fallimento. Ignorare questi elementi non è coraggio: è ripetere errori già pagati».

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