Le carte del Vajont restano a Belluno

Le carte del Vajont restano a Belluno

Adesso è ufficiale e definitivo: le carte processuali del Vajont resteranno a Belluno. Saranno conservate nell’Archivio di Stato di Piazza Santa Maria dei Battuti. La notizia l’ha data ieri (13 agosto) il sottosegretario alla cultura Gianmarco Mazzi: «I 5.205 documenti processuali relativi alla tragedia del Vajont resteranno per sempre custoditi a Belluno, nell’Archivio di Stato. Il decreto, firmato dal Direttore generale Archivi, Antonio Tarasco, stabilisce la destinazione del fascicolo che, riportandolo a casa, onorerà la memoria delle vittime e contribuirà a rafforzare l’identità culturale e la coesione sociale della comunità bellunese. La memoria è un moto attivo, è la capacità di dare un luogo fisico alla storia. La digitalizzazione del fascicolo, inoltre, aiuterà a tenere vivo quel ricordo per tutti gli italiani». 

LA VICENDA

Sembrerà un fatto scontato, ma non è affatto così. Non più tardi di qualche mese fa il Ministero della Cultura aveva risposto a un’interrogazione sul fondo d’archivio processuale del Vajont. E aveva detto che una volta completati i processi di digitalizzazione, le carte sarebbero tornate all’Aquila, mentre all’archivio di Stato di Belluno sarebbe rimasta solo la copia digitale.

Era partita una vasta campagna per chiedere il mantenimento a Belluno, capitanata dal Comune di Longarone. E adesso c’è la certezza. Invece all’Aquila andrà la copia digitale integrale del fascicolo. L’intervento di digitalizzazione è stato realizzato nell’Archivio di Stato di Belluno, mentre la pubblicazione nei sistemi archivistici nazionali è stata curata dall’Istituto centrale per gli Archivi. 

LE CARTE

Il fascicolo processuale rappresenta una fonte imprescindibile per la memoria collettiva, riconosciuta anche dall’Unesco che nel 2023 ha inserito i documenti e i materiali probatori dei processi penali per il disastro della diga del Vajont del 9 ottobre 1963 nel Registro Internazionale Memoria del Mondo. Il fascicolo raccoglie 257 buste di documentazione prodotta sia dal Tribunale di Belluno sia da quello dell’Aquila e dalla Corte di Appello dell’Aquila dove, tra il novembre del 1968 e l’ottobre del 1970, si svolse il processo. Tale documentazione era custodita nell’Archivio di Stato dell’Aquila, dove era iniziato un intervento di inventariazione e digitalizzazione sospeso a seguito del grave terremoto che il 6 aprile 2009 colpì la città. Per consentire la ripresa delle attività, i sindaci dei Comuni di Longarone, L’Aquila, la Direzione generale Archivi e i direttori degli Archivi di Belluno e L’Aquila il 4 dicembre 2009 sottoscrissero un protocollo d’intesa finalizzato al trasferimento temporaneo nell’Archivio di Stato di Belluno del fascicolo processuale e alla realizzazione di un archivio con riproduzione della documentazione relativa al “Fondo Vajont”. Adesso, dopo oltre tre lustri, le operazioni di digitalizzazione sono state concluse. Di conseguenza, la Direzione generale Archivi ha ritenuto di dover affidare in via definitiva all’Archivio di Stato di Belluno il fascicolo processuale cartaceo, ormai fruibile da remoto. La presenza della parte documentale va a integrare quella delle testimonianze materiali costituite dai materiali probatori, già disponibili per la fruizione al Museo del Vajont, ricostituendo, in un percorso unico, l’unità delle testimonianze e rappresentando un presidio di memoria nei luoghi del disastro.

IL COMMENTO

«Coltivare la memoria significa rispettare la sensibilità dei territori, in particolare di superstiti, sopravvissuti e di un’intera comunità che affonda le sue radici nel disastro del Vajont e nella rinascita – dolorosa e complicata – che ne è seguita. La notizia di oggi è un ottimo modo per continuare a coltivare la memoria» ha detto il sindaco di Longarone Roberto Padrin, commentando la conferma arrivata dal Ministero. «Si conclude un lungo lavoro portato avanti dalla Fondazione Vajont, dal Comune di Longarone e dall’Archivio di Stato di Belluno. Una sinergia che ha prodotto non solo le condizioni per far sì che le carte del Vajont rimanessero sul territorio, anche fisicamente vicino chi quel disastro l’ha subito e vissuto sulla propria pelle, ma anche il tessuto culturale per creare una rete istituzionale utile a coltivare e tramandare la memoria».

La conferma è arrivata dal sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, che il sindaco Padrin aveva incontrato qualche giorno fa a margine delle cerimonie di Cima Grappa. «Sono state rispettate le volontà di Longarone e anche del presidente Mattarella. Credo anzi che questa decisione sia figlia non solo del lavoro congiunto del territorio ma anche delle cerimonie del 9 ottobre, durante le quali proprio il Capo dello Stato aveva espresso una posizione netta in tal senso, dicendo che “Quel che attiene alla memoria deve essere conservato nel luogo dove il disastro è avvenuto”» continua il sindaco Padrin. «Tra qualche settimana la digitalizzazione delle carte processuali, quindi una copia dei documenti, sarà a disposizione di tutti sul portale del Ministero». 

«Le carte rimarranno a Belluno – conclude Padrin -. E questo, come avevo avuto modo di dire qualche mese fa, è fondamentale per coltivare la memoria del disastro e prendersi cura anche emotivamente di chi il disastro l’ha subito, perché sulle carte processuali, fatte di immagini e atti ufficiali, la comunità di Longarone ha un punto di riferimento, un appiglio, quasi una bussola con cui orientarsi».

© Copyright – I testi pubblicati dalla redazione su newsinquota.it, ove non indicato diversamente, sono di proprietà della redazione del giornale e non è consentita in alcun modo la ripubblicazione e ridistribuzione se non autorizzata dal Direttore Responsabile.

TAG
CONDIVIDI
Articoli correlati

© 2023 NIQ Multimedia s.r.l.s. – C.F. e P.IVA: 01233140258
Testata giornalistica registrata al Tribunale di Belluno n. 4/2019

Torna in alto