Belluno è l’unica provincia veneta a registrare un saldo occupazionale negativo nei primi nove mesi del 2025.
Lo segnala la Bussola di Veneto Lavoro, il periodico di monitoraggio dell’Osservatorio regionale sul mercato del lavoro, che evidenzia una crescita diffusa nel resto del Veneto ma con un rallentamento generale rispetto al 2024.
Tra gennaio e settembre, il saldo complessivo tra assunzioni e cessazioni nel lavoro dipendente privato è positivo per +64.900 posizioni, inferiore però alle +74.400 unità dello stesso periodo dell’anno precedente. A incidere, la leggera riduzione delle attivazioni (-1%) e l’aumento delle cessazioni (+1%). Come di consueto, settembre ha chiuso con un saldo mensile negativo (-2.400 posizioni), tipico della fine dei contratti stagionali, ma più favorevole rispetto a dodici mesi fa (-4.000), grazie alle buone performance di agricoltura, metalmeccanico e costruzioni.
Contratti e settori
Nel dettaglio, il tempo indeterminato rimane in territorio positivo (+20.500 posti), ma con un ritmo più contenuto rispetto al 2024 (+23.000), a causa della flessione nelle assunzioni (-6%) e nelle trasformazioni (-9%).
Anche il tempo determinato mostra un saldo positivo (+46.800), inferiore a quello dello scorso anno (+52.900), ma in miglioramento a settembre, trainato da agricoltura e industria. L’apprendistato, invece, resta in terreno negativo (-2.400 unità da inizio anno), pur con segnali di recupero negli ultimi mesi.
Donne e over 50: andamenti opposti
La flessione occupazionale riguarda soprattutto le donne, con assunzioni in calo del -4% sia a tempo pieno che parziale. Gli uomini, invece, fanno registrare una lieve crescita, sostenuta dai contratti full-time (+4% a settembre).
Il part-time rimane elevato (32,8% del totale), ma in diminuzione tra le lavoratrici (dal 49,2% al 48,3%). Dal punto di vista anagrafico, il saldo occupazionale è positivo per tutte le fasce d’età, ma in calo sul 2024. Crescono le opportunità per i lavoratori stranieri (+1%) e soprattutto per i senior (+6%), mentre diminuiscono per italiani (-3%) e classi centrali (-5%).
Belluno, l’unica provincia in rosso
Tutte le province venete chiudono i primi nove mesi del 2025 con un saldo positivo, tranne Belluno, dove le cessazioni superano le nuove assunzioni. Anche se il bilancio mensile di settembre resta stabile rispetto al 2024, la provincia dolomitica mostra i segnali più deboli in regione, in particolare nei comparti industriali legati al made in Italy e all’occhialeria, che ha perso circa 450 posti rispetto all’anno precedente. Vicenza e Treviso, al contrario, migliorano: quest’ultima è l’unica provincia a segnare un aumento delle assunzioni, soprattutto nel settore agricolo. Nel complesso, la domanda di lavoro cala in quasi tutto il Veneto, con le variazioni più negative in Padova, Vicenza, Belluno e Rovigo, mentre Treviso e Venezia restano stabili (+1%).
Agricoltura e industria tengono, terziario in rallentamento
Tutti i macro-settori mantengono un saldo positivo. L’agricoltura cresce di 18.400 posti, meno rispetto al 2024 (+20.600), ma con un settembre in recupero (+8.200 contro +7.500). L’industria e le costruzioni mostrano un saldo analogo a quello dell’anno scorso (+9.200), con segnali positivi nel metalmeccanico e nel cantiere edile. Il made in Italy chiude con un saldo positivo (+1.200), ma in calo per il rallentamento dell’occhialeria bellunese. Meglio, invece, calzaturiero e legno-mobilio, che mostrano saldi in miglioramento. Più in difficoltà il terziario, con +37.300 posizioni (contro +44.700 nel 2024), penalizzato da un calo delle assunzioni in commercio, logistica e servizi di pulizia, ma sostenuto dal comparto editoria e cultura, dove la crescita è legata anche ai numerosi contratti brevi della produzione cinematografica.
Conclusione
Nel complesso, il mercato del lavoro veneto resta in equilibrio, ma la crescita rallenta. Belluno continua a soffrire il calo dell’occhialeria e una domanda di lavoro più debole rispetto alle altre province, confermandosi il territorio più fragile in questa fase di assestamento. La Bussola di Veneto Lavoro segnala però segnali incoraggianti da agricoltura, metalmeccanico e costruzioni, settori che potrebbero sostenere la ripresa nei prossimi mesi.





