Settant’anni di storia, di volti, di pane fresco e parole gentili. A Visome chiude il negozio di generi alimentari che per decenni ha rappresentato molto più di un punto vendita: un vero e proprio presidio di comunità, un angolo di paese dove si intrecciavano storie e consuetudini. Un “Locale storico del Veneto”, nato nei primi anni Cinquanta grazie all’impegno di nonno Gigi e nonna Beppina, in un’Italia che cercava di rialzarsi.
Fondato in un’epoca in cui il concetto di supermercato era ancora lontano, il negozio ha saputo resistere ai cambiamenti del tempo, tramandandosi di generazione in generazione con spirito di sacrificio e passione. I suoi scaffali raccontavano un’economia fatta di fiducia e relazioni dirette: formaggi locali, salumi affettati al momento, miele e conserve del territorio. Ogni cliente era conosciuto per nome, ogni acquisto accompagnato da un consiglio, una risata, una parola di conforto.
Ma il tempo non aspetta nessuno. L’arrivo della grande distribuzione, l’aumento dei costi di gestione e le nuove abitudini di consumo hanno reso sempre più difficile mantenere in piedi un’attività di questo tipo. Dopo due anni sotto la gestione del Gruppo Walber, il punto vendita di Visome abbassa le serrande. La recente inflazione ha inferto il colpo finale: la sostenibilità economica non è più possibile.
«È una decisione che fa male – racconta commosso il titolare Giuseppe Scarton, che ha ereditato l’attività dai genitori – ma non ci sono più le condizioni per andare avanti. Siamo grati a chi ci ha sostenuto per così tanti anni. È stata una vita fatta di impegno e sacrifici, ma anche di tante soddisfazioni umane, pacche sulla spalla e pensieri inaspettati dai clienti che ci facevano sentire come membri della loro famiglia».
Durante gli anni del Covid, il negozio ha rifornito famiglie in tutto il territorio bellunese, dal Nevegàl a Sedico, da Pedeserva a Trichiana. Ha collaborato con realtà agricole locali, ha mantenuto viva una rete di prossimità che oggi rischia di spezzarsi. Per molti anziani, era l’unico stimolo settimanale: fare la spesa, scambiare due parole, sentirsi parte di qualcosa.
La chiusura segna la fine di un’epoca. E mentre le serrande si abbassano per l’ultima volta, resta un vuoto difficile da colmare. «Abbiamo visto passare centinaia di bambini che dal dono di una semplice fetta di prosciutto, ora sono diventati a loro volta padri di famiglia», racconta il titolare. «Chissà che qualcosa rinasca, tra quelle mura che hanno segnato un pezzo di storia».





