La Delegazione Lipu di Belluno interviene sul progetto di rifacimento di via Feltre, finanziato con una donazione da 3,1 milioni di euro del benefattore Giovanni Fontana. L’associazione ha inviato una lettera al sindaco Oscar De Pellegrin, all’Amministrazione comunale, alla Soprintendenza e al Gruppo Carabinieri Forestale per segnalare alcune criticità legate all’imminente cantiere.
«Accogliamo positivamente il progetto» spiega il delegato Lipu, Niccolò Sovilla, «ma dal nostro punto di vista emergono alcuni problemi che riteniamo opportuno affrontare, nella speranza di aprire un dialogo». Le perplessità riguardano innanzitutto la tempistica dei lavori, che secondo il cronoprogramma rischierebbe di sovrapporsi al periodo di nidificazione dell’avifauna, tra marzo e agosto, una fase particolarmente delicata. Il secondo punto riguarda invece la scelta di sostituire gli attuali alberi con giovani esemplari solo su un lato della strada. Una decisione che, secondo l’associazione, porterebbe a una perdita del 50% della copertura arborea, andando in direzione opposta rispetto alle indicazioni scientifiche che spingono per incrementare — non ridurre — il verde urbano.
La Lipu richiama inoltre l’attenzione sugli obblighi di legge: la tutela dei nidi è sancita dalla 157/92 e dai Criteri Ambientali Minimi (CAM) per il verde pubblico. «Non si tratta semplicemente di un richiamo ambientalista» afferma Sovilla. «Si tratta di rispettare norme precise». E, sul piano ecologico, ribadisce un concetto fondamentale: «Piantare un nuovo albero non compensa la perdita di uno maturo. I servizi ecosistemici garantiti da un esemplare adulto sono immensamente superiori».
L’associazione fa riferimento anche al principio di sovracompensazione, secondo cui per ogni albero abbattuto andrebbero piantati da 6 a 41 nuovi esemplari. Applicando questo calcolo ai tigli di via Feltre, il Comune dovrebbe mettere a dimora almeno 834 nuove piante. «Non viviamo sulla Luna» scherza Sovilla. «È evidente che un simile numero non è realistico». Per la Lipu, dunque, sarebbe sufficiente mantenere un bilancio arboreo quantomeno non negativo, come previsto dal Decreto Ministeriale 63/2020, oltre a programmare le lavorazioni nel rispetto delle esigenze della fauna selvatica.
«Non chiediamo l’impossibile» conclude Sovilla. «Chiediamo solo che il patrimonio verde della città non venga ridotto e che il cantiere rispetti il periodo di nidificazione, come la legge impone».





