La classe di capitan Cossalter: «Questo purtroppo è il calcio»

La classe di capitan Cossalter: «Questo purtroppo è il calcio»

Una sconfitta che brucia. Anche e soprattutto per il modo in cui è arrivata: avanti 1-0 fino a due minuti dalla fine, la Dolomiti Bellunesi vede sfumare la vittoria, e addirittura il pareggio, al cospetto del Novara. E quando arriva il momento di analizzare il match, Thomas Cossalter sceglie la strada dell’equilibrio. Il capitano avrebbe più di un motivo per soffermarsi sull’episodio dell’1-1, nato da un contatto con Lorenzini, liberatosi in maniera ben poco ortodossa prima di trovare la rete. Ma non cerca alibi, non alza la voce, non trasforma la recriminazione in una giustificazione: «Il dispiacere è tanto. Per le persone che c’erano allo stadio, per il presidente De Cian, ovviamente per poi stessi. Questo purtroppo è il calcio».

È una frase semplice. Quasi disarmante, se rapportata a una serata nella quale i dolomitici avevano assaporato la possibilità di conquistare il primo successo casalingo in campionato: «L’azione del loro pari? La rivedrò con calma. Tuttavia, ero sicuro al 100 per cento che la rete venisse annullata. Ma su questo aspetto non ho nient’altro da aggiungere». Il capitano affida quindi la valutazione alle immagini e all’arbitro. Lui preferisce concentrarsi su ciò che la squadra avrebbe potuto fare diversamente. Ed è proprio qui che emerge il suo senso di responsabilità. Perché, al netto del finale, la prova resta una delle più convincenti offerte dalla Dolomiti Bellunesi allo Zugni Tauro: «Abbiamo tenuto la gara in controllo per almeno 80 minuti. E questo non fa altro che aumentare il rammarico».

È nella gestione della fase conclusiva che Cossalter individua il margine sul quale lavorare: «Una volta subìto il primo gol, non avremo dovuto prendere il secondo. Dal punto di vista della maturità, qualcosa ci è mancato». Nessuna ricerca di alibi. Soltanto il pragmatismo di chi sa che un collettivo cresce pure attraverso le sconfitte più difficili da digerire. Ed è questa la lezione che il centrocampista porta con sé in vista del prossimo appuntamento: la trasferta di Ospitaletto contro il Desenzano, in calendario sabato 10 ottobre (ore 17.30). «Anche se non ha prodotto punti, ripartiamo dalla buona prestazione». A conferma che la fascia da capitano non è soltanto un simbolo cucito sul braccio. È il modo in cui si sceglie di parlare quando le cose non vanno per il verso giusto. È la capacità di difendere il gruppo senza dribblare ciò che non ha funzionato. È saper distinguere l’amarezza del momento dalla lucidità necessaria per ripartire. 

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