Coronavirus, al via il sostegno psicologico

Coronavirus, al via il sostegno psicologico

L’emergenza coronavirus sta mettendo a dura prova non solo il sistema sanitario, economico e sociale di tutto il Paese, ma anche la tenuta psicologica delle persone, alle prese con ordinanze molto restrittive e costrette a limitare al minimo vita sociale e spostamenti. Una situazione di costrizione alla quale si aggiungono le notizie sempre più preoccupanti relative all’avanzare del contagio. L’Ulss 1 Dolomiti cerca di correre ai ripari.

Parte domani il progetto “sostegno psicologico” coordinato dalla psicologia ospedaliera dell’Ulss 1 Dolomiti con il contributo dell’Ail (Associazione italiana contro le leucemie) e del Fondo welfare, sia per la supervisione e la formazione dei professionisti da parte di un Centro specializzato in psicologia dell’emergenza e di psicotraumatologia che per la copertura dell’attività rivolta a chi è in quarantena nel week-end. Il sostegno psicologico è rivolto a tutti, ma in particolare agli operatori sanitari direttamente coinvolti nella cura e assistenza dei ricoverati per covid 19; ai malati ricoverati e alle loro famiglie, soprattutto per casi gravi e in presenza di decessi; a chi è in quarantena, positivo al tampone e/o in isolamento fiduciario.

Il via con il sostegno verso chi è in quarantena. Il servizio sarà mediato dai volontari della Protezione civile che ogni giorno contattano le persone in isolamento, che potranno manifestare la necessità del supporto psicologico e saranno messe in contatto con gli psicologi del team. Al via anche l’attività di sostegno verso degenti e operatori sanitari delle tre unità operative direttamente coinvolte con la cura dei malati CODIV 19.

Sono stati anche realizzati dei volantini informativi per affrontare il contagio emotivo nelle diverse fasce d’età: bambini, adulti e anziani, oltre che anziani con demenza.

«E’ un contesto nuovo, imprevisto – spiega Francesca De Biasi, coordinatrice del progetto – che mai come ora nella storia sta coinvolgendo tutta la collettività rendendo così quasi impossibile rimanere immuni da ansie e paure. Quando il nostro sistema di allerta è tuttavia troppo attivato rischiamo di non agire in modo protettivo. E’ così necessario più che mai che ciascuno nella nostra comunità abbia il suo supporto a partire dai malati e dagli operatori che ora li curano, per continuare con tutta la popolazione almeno con informazioni psicoeducazionali utili a ristabilire un minimo senso di sicurezza. La comunità in qualche modo è a rischio di ammalarsi, ed è la comunità insieme che potrà guarire».

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