Case introvabili, servizi a rischio. Per il vicepresidente di Ater Belluno Massimo Bortoluzzi la crisi abitativa è ormai uno dei principali ostacoli alla tenuta del territorio e richiede una risposta coordinata da parte di enti e istituzioni. «Basta campanilismi e finanziamenti a pioggia: servono scelte concrete e rapide», afferma. Secondo Bortoluzzi la difficoltà di trovare un’abitazione non riguarda soltanto le famiglie, ma incide direttamente sulla capacità del Bellunese di attrarre e mantenere lavoratori, dagli operatori sociosanitari agli infermieri, dagli insegnanti ai dipendenti delle imprese. Un problema che, a suo giudizio, rischia di avere ripercussioni sempre più pesanti sulla tenuta dei servizi e sulla capacità dei territori di contrastare lo spopolamento.
Da qui la richiesta di costruire una strategia provinciale condivisa sulla residenzialità, coinvolgendo Provincia, Comuni, BIM, Ater, Ulss, strutture assistenziali e soggetti impegnati nella formazione professionale. «Dobbiamo mettere da parte i campanilismi e ragionare sull’intera provincia», sostiene il vicepresidente di Ater. «Ogni ente dispone di strumenti e competenze che possono contribuire alla soluzione del problema». Per Bortoluzzi, dopo anni di analisi e progettazioni, è arrivato il momento di passare all’azione. «Sono tre anni che si studiano progetti sulla residenzialità. Ora servono decisioni, finanziamenti e cantieri», afferma, invitando le istituzioni a concentrare le risorse disponibili su interventi capaci di produrre risultati in tempi brevi.
Nel mirino ci sono anche le scelte di programmazione economica del territorio. Il vicepresidente di Ater chiede alla Provincia di destinare una quota significativa delle risorse disponibili agli interventi abitativi, definendo obiettivi concreti, immobili da recuperare e tempi di realizzazione. Un appello rivolto in particolare al consigliere provinciale Alberto Peterle, delegato sia al Bilancio sia alla Residenzialità.
Il tema della casa, secondo Bortoluzzi, è strettamente legato anche alla carenza di personale nelle strutture socioassistenziali. «Se un operatore trova lavoro ma non trova una casa sostenibile, rischiamo di perdere il risultato degli sforzi compiuti per formarlo», osserva. Per questo ritiene necessario accompagnare la formazione professionale con politiche che favoriscano l’accesso all’abitazione e la permanenza sul territorio.
La proposta operativa passa attraverso Ater Belluno, individuata come soggetto in grado di coordinare il recupero e la gestione del patrimonio abitativo attraverso convenzioni con enti e amministrazioni. Una strada che, secondo il vicepresidente, sarebbe preferibile rispetto all’eventuale costituzione di nuove società pubblico-private dedicate al settore immobiliare. Nella riflessione trova spazio anche il modello di sviluppo del territorio. Bortoluzzi invita a guardare alle esperienze dell’Alto Adige e a valutare con attenzione il peso crescente delle seconde case. «Le abitazioni utilizzate soltanto per poche settimane all’anno non garantiscono la stessa ricaduta economica e sociale di una presenza stabile», sostiene, evidenziando la necessità di favorire il recupero degli immobili destinati a residenti e lavoratori.
Sul fronte dei finanziamenti, il vicepresidente di Ater chiede infine maggiore chiarezza sulle opportunità offerte dal piano regionale per la casa e ribadisce la necessità di non affidare l’intera strategia abitativa ai bandi. «Partecipare è giusto, ma serve soprattutto una programmazione territoriale stabile e condivisa». L’obiettivo, conclude, è evitare che le risorse vengano disperse in una serie di interventi frammentati. «Non possiamo ritrovarci domani con finanziamenti da spendere e comunità ormai svuotate. Le risorse hanno valore quando diventano case abitate, servizi funzionanti e opportunità per le persone».





