“Blockchain”: non è più soltanto una parola da addetti ai lavori. Sta diventando uno strumento concreto anche per il mondo cooperativo e per il settore primario. È quanto emerso a Cesiomaggiore, dove si è svolta la quinta tappa di “Capitalismo Sociale 5.0”, dal titolo emblematico “Blockchain for business e settore primario”.
L’iniziativa, promossa dalla Federazione del Nord Est – che riunisce Banca Adria Colli Euganei, Banca Prealpi SanBiagio, BVR Banca Veneto Centrale e CortinaBanca – e da Confcooperative Veneto, con il sostegno di Fondosviluppo e la collaborazione di Salone d’Impresa e Irecoop Veneto, ha l’obiettivo di rafforzare il legame tra Banche di Credito Cooperativo e imprese mutualistiche, costruendo un ponte tra realtà che condividono radici e valori comuni.
Il progetto prevede sette tappe territoriali – una per ciascuna provincia del Nordest – e si concluderà con la pubblicazione di un libro e una serie di podcast dedicati a 25 casi di successo cooperativo. A fare da filo conduttore è stata la riflessione sul ruolo delle blockchain come motore di trasparenza, tracciabilità e fiducia.
Secondo Confcooperative Belluno e Treviso, nelle due province il sistema cooperativo conta 133 imprese sociali, con 34.000 soci, 9.000 addetti e un valore della produzione vicino a 1,8 miliardi di euro. Numeri che raccontano un pilastro dell’economia locale, chiamato oggi a confrontarsi con le sfide della digitalizzazione. Le blockchain, infatti, può diventare un alleato strategico per garantire sicurezza dei dati, certificazione delle origini e gestione condivisa delle informazioni. Applicazioni concrete vanno dalla tracciabilità delle filiere alimentari a sistemi di voto elettronico per le assemblee dei soci, fino a modelli di gestione più equi e partecipativi.
Protagoniste dell’incontro tre importanti realtà del territorio: Lattebusche, Consorzio Funghi Treviso SCA e Cantina Montelliana e dei Colli Asolani.
Insieme rappresentano un comparto da oltre 240 milioni di euro di fatturato, con 500 dipendenti e circa 700 soci. Tutte e tre hanno avviato percorsi di digitalizzazione e integrazione dei processi produttivi, puntando all’adozione del MES (Manufacturing Execution System), un sistema informatico che consente di monitorare e ottimizzare in tempo reale la produzione.
Dall’agroalimentare al credito, la direzione è tracciata: innovare senza snaturare i valori fondanti della cooperazione. Con la sua capacità di creare reti trasparenti, sicure e condivise, la blockchain può diventare uno strumento al servizio di una nuova forma di “capitalismo sociale”, capace di unire tecnologia e comunità, competitività e coesione.
E a Cesiomaggiore, tra montagne e imprese mutualistiche, questo futuro ha iniziato a prendere forma.





