Cabinovia Apollonio-Socrepes, perquisizioni e indagine sull’appalto

Cabinovia Apollonio-Socrepes, perquisizioni e indagine sull’appalto

È una delle opere simbolo delle Olimpiadi di Milano – Cortina 2026. Ma anche la più discussa, la più contestata, la più travagliata. Ora la cabinovia Apollonio-Socrepes finisce sotto la lente della Procura. Nella giornata di oggi (21 maggio) sono scattate perquisizioni tra Cortina, Roma, Milano, Brescia e Napoli nell’ambito di un’indagine per turbata libertà della gara d’appalto. Nel mirino degli investigatori le procedure che hanno portato all’affidamento dei lavori dell’impianto, con accertamenti sulle sedi di Simico spa, società committente, e di Graffer srl, impresa esecutrice, oltre che nei confronti dei tre indagati, tra i quali Fabio Massimo Saldini, commissario di governo e amministratore delegato di Simico.

L’ipotesi è quella di possibili accordi collusivi o modalità fraudolente che avrebbero orientato l’assegnazione dell’appalto. Ma c’è anche un nodo ancora più pesante: quello dei tempi. La Procura ipotizza infatti che fosse già chiaro, fin dall’inizio, che l’impianto non sarebbe stato pronto per l’avvio dei Giochi del febbraio 2026. Un sospetto che pesa su una vicenda che, ben prima dell’inchiesta penale, era già diventata uno dei dossier più complicati dell’intero programma olimpico.

La cabinovia doveva infatti nascere come infrastruttura chiave per collegare Cortina all’area delle Tofane e ridurre il traffico verso le zone di gara, con una capacità prevista di oltre duemila persone all’ora. Sulla carta, un’opera strategica. Nei fatti, un percorso subito accidentato. Già in fase progettuale emergono le prime criticità. L’area individuata, in località Mortisa, viene considerata delicata sotto il profilo geologico e soggetta a rischio idrogeologico. Una prima valutazione ambientale esprime riserve, poi superate in sede autorizzativa, ma il tema resta sullo sfondo per tutta la vicenda.

Nel 2025 il confronto si sposta nelle aule di giustizia amministrativa. Residenti e comitati impugnano gli atti del progetto davanti al Tar, contestando sicurezza del versante, procedure e occupazioni d’urgenza. Chiedono di fermare tutto. Il Tar respinge le richieste di sospensiva e lascia proseguire l’iter, rinviando il giudizio al merito. La partita resta aperta per mesi. Udienze, perizie, dubbi tecnici. Poi, a novembre 2025, arriva la sentenza: i ricorsi vengono respinti e il progetto viene ritenuto legittimo sotto il profilo amministrativo.

Non si tratta però della fine del contenzioso, anzi. I comitati rilanciano e portano la vicenda al Consiglio di Stato. Anche qui, però, le richieste cautelari vengono respinte, pur con il riconoscimento della complessità della questione. Intanto il cronoprogramma si incrina. La gara per l’appalto inizialmente va deserta, i lavori vengono affidati in un secondo momento e la corsa contro il tempo diventa sempre più serrata. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la cabinovia non entra in funzione per l’avvio dei Giochi, trasformandosi da infrastruttura promessa a simbolo dei ritardi delle opere olimpiche.

Una parabola segnata da ricorsi, sentenze, polemiche ambientali, difficoltà tecniche e ritardi. Ora, con l’inchiesta della Procura di Belluno, si apre un nuovo capitolo, il più delicato: quello penale.

Le reazioni

Nel frattempo, in una nota diramata in giornata Simico fa sapere di aver garantito “la più ampia e totale collaborazione” agli organi inquirenti fin dalle prime attività. La società conferma di essersi messa a disposizione dell’autorità giudiziaria, fornendo tutte le informazioni richieste con “trasparenza e tempestività” e ribadisce la propria fiducia nella magistratura, nella convinzione che gli accertamenti possano chiarire i fatti e confermare la correttezza e la regolarità dell’operato.

Critiche arrivano invece dal fronte politico. Alleanza Verdi e Sinistra Belluno auspica che l’indagine faccia piena luce «Su un’opera costosa, realizzata su un terreno franoso e non urgente per lo svolgimento delle Olimpiadi», ricordando come i Giochi si siano svolti comunque senza l’impianto in funzione. Secondo AVS, la cabinovia rappresenterebbe uno dei casi più evidenti, insieme alla pista da bob, delle criticità nella gestione delle opere olimpiche sul territorio. La forza politica punta il dito contro una gestione ritenuta poco attenta ai bisogni locali e al contesto ambientale, parlando di una “eredità pesante” in termini di impatti e scelte infrastrutturali. Da qui anche il riconoscimento al lavoro di comitati e cittadini che negli ultimi mesi hanno contestato il progetto, mantenendo alta l’attenzione su tempi, modalità e opportunità della realizzazione.

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