La mappa c’era. I dati anche. Confindustria: “Ora basta rinvii”

La mappa c’era. I dati anche. Confindustria: “Ora basta rinvii”

Frane, code interminabili, vallate isolate. L’estate 2025 ha messo a nudo tutte le fragilità della SS51 di Alemagna. Ma il campanello d’allarme era suonato già quattro anni fa, quando uno studio scientifico – condotto da Enel Foundation, Università Ca’ Foscari di Venezia, Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e Confindustria Belluno Dolomiti – aveva tracciato una mappa dettagliata dei rischi climatici e infrastrutturali del territorio. Un lavoro durato oltre un anno, presentato nel 2021 in occasione della Giornata internazionale per la riduzione del rischio di catastrofi. L’obiettivo? Offrire a istituzioni, imprese e comunità locali uno strumento concreto per pianificare interventi e prevenire emergenze. A ricordare la circostanza , con una nota ufficiale, è la stessa associazione degli industriali bellunesi.

Una mappa, 60 indicatori e un hotspot: l’Alemagna
«La mappa, costruita su 60 indicatori ambientali, economici e infrastrutturali, non era un esercizio accademico – puntualizza Confindustria -. Era – ed è – una radiografia del Bellunese. Un modello capace di stimare l’impatto di eventi estremi e misurare la vulnerabilità delle aree coinvolte. E tra i punti critici, spiccava già allora la SS51: in estate minacciata da frane e caduta massi, in inverno esposta a valanghe e gelate. Il progetto, spiegava allora il professor Carlo Giupponi di Ca’ Foscari, non si limitava a segnalare i pericoli, ma forniva un metodo per valutarne l’evoluzione in diversi scenari climatici, dall’assenza di politiche di mitigazione fino a interventi virtuosi e tempestivi: «Abbiamo cercato di calare su questo territorio ciò che sappiamo dei cambiamenti climatici – affermava Giupponi – per capire se ci sarà un incremento della pericolosità e come incidere per proteggere le attività socio-economiche».

Estate 2025: il rischio diventa realtà
Quattro anni dopo, la mappa torna drammaticamente attuale. L’“estate maledetta” ha confermato, evento dopo evento, ciò che lo studio indicava con chiarezza: i rischi sono concreti e prevedibili. Eppure, lo strumento non è mai stato formalmente integrato nei processi decisionali. «Se vogliamo rimanere in montagna, dobbiamo fare i conti con le mutazioni del clima» – ribadisce Lorraine Berton, presidente di Confindustria Belluno Dolomiti. Le sue parole suonano come un appello urgente, in un’estate in cui il traffico turistico è stato ostaggio di un’infrastruttura fragile e priva di piani di emergenza efficaci.

Prevenzione: la tecnologia c’è, manca la volontà
«La mappa non è solo un elenco di pericoli – conclude la nota di Confindustria – È uno strumento operativo: indica dove intervenire con opere di consolidamento, dove pianificare percorsi alternativi, dove potenziare i sistemi di allerta. Applicata all’Alemagna, avrebbe potuto guidare investimenti in barriere paramassi, monitoraggio strumentale e gestione dinamica del traffico». Ignorarla significa rinunciare a un vantaggio strategico. «Non è più tempo di analisi lasciate nei cassetti – è il messaggio che arriva forte e chiaro da Confindustria – Le informazioni ci sono. Le tecnologie anche. Ora serve la volontà politica di trasformarle in azioni concrete, prima che la prossima frana renda il Bellunese ancora più isolato e vulnerabile».

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