Strage di Santo Stefano, può partire il processo ad Angelika Hutter

Strage di Santo Stefano, può partire il processo ad Angelika Hutter

Angelika Hutter ha una capacità d’intendere ridotta, ma è in grado di sostenere il processo. È la conclusione dell’udienza tenutasi ieri (15 marzo) in tribunale a Belluno. Le conclusioni sono state esposte dal pool di quattro consulenti tecnici nominati dal Giudice per le Indagini Preliminari, la dottoressa Enrica Marson, nell’ambito dell’incidente probatorio richiesto dalla Procura bellunese per redigere una perizia psichiatrica sulla Hutter.

Il fatto messo sotto la lente risale al 6 luglio dello scorso anno, quando l’automobilista tedesca di 32 anni, alla guida di una Audi A3, falciò una famiglia residente nel Veneziano, mentre camminava tranquillamente sul marciapiede durante una giornata di vacanza a Santo Stefano di Cadore. L’incidente provocò la morte di tre persone: Marco Antoniello e sui figlio Mattia di neanche 2 anni, e Maria Grazia Zuin, nonna materna del piccolo.

Nel loro elaborato collegiale i professori Renato Ariatti e Stefano Zago e i dottori Tommaso Caravelli e Heinz Prast, in estrema sintesi, hanno così risposto alle domande chiave sottoposte loro dal Gip sul soggetto da periziare: seminfermità mentale (precisamente, capacità d’intendere di volere grandemente scemata ma non totalmente esclusa) al momento del fatto, ma capacità di sostenere il processo, che ora dunque dovrà affrontare per rispondere di triplice omicidio stradale, e persistente pericolosità sociale per la collettività. Le stesse identiche conclusioni a cui peraltro è giunto anche il pool di consulenti tecnici per la parte offesa messi a disposizione da Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini a cui si sono affidati, per essere assistiti e ottenere giustizia, tutti i familiari delle vittime, attraverso il General Manager Riccardo Vizzi, unitamente all’avvocato Alberto Berardi del Foro di Padova, presente all’udienza di oggi: il professor Giuseppe Sartori, ordinario di Neuropsicologia e Psicopatologia Forense all’Università degli Studi di Padova, la dottoressa Matilde Forghieri, medico chirurgo specialista in psicoterapia e psicoterapeuta, e il dottor Pierfrancesco Monaco, medico chirurgo e specialista in Medicina Legale, anche lui in aula in rappresentanza dei colleghi.

«Partiamo dal presupposto che nessuna condanna, nessun risarcimento, nessuna azione “umana” potranno mai restituirci tutto ciò che abbiamo perduto e attenuare l’immenso dolore con cui siamo e saremo per sempre costretti a sopravvivere ogni giorno da quella maledetta giornata: un ergastolo – spiegano i familiari di Mattia, Marco e Maria Grazia –. Premesso questo, prendiamo atto delle conclusioni dei periti e ringraziamo sempre la Procura e il Tribunale di Belluno per lo scrupolo e l’attenzione che ci hanno riservato».

«Questa valutazione psichiatrica – proseguono – non fa altro che confermare la pericolosità sociale di questa persona, che dovrà comunque sostenere il giudizio per i gravissimi reati che ha commesso ma, qualsiasi sia la pena che le sarà inflitta, andrà costantemente seguita e curata anche dopo per tutelare la collettività e per evitare che si ripetano tragedie come quella che ci ha colpiti».

«Prendiamo favorevolmente atto che è stato accertato, con tutte le garanzie del contraddittorio tra le parti proprie dell’incidente probatorio, che sussistono tutte le condizioni per il proseguimento del procedimento e dunque per l’accertamento delle responsabilità correlate» commenta infine l’avvocato Berardi: per dopo Pasqua si attende dunque la richiesta di rinvio a rinvio a giudizio per la Hutter da parte del Pubblico Ministero.

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