A Milano i lavori per la realizzazione del villaggio olimpico sono in anticipo di tre mesi sul cronoprogramma. È stato riferito così nel corso dell’inaugurazione del progetto “ScalodArts”, l’opera di arte urbana a cielo aperto realizzata sui muri perimetrali dell’area del cantiere, patrocinata dalla Regione Lombardia e dal Comune di Milano.
La costruzione delle sei palazzine che compongono la struttura sarà completata all’inizio del 2024. L’azienda che sta lavorando è pronta ad avviare i lavori di allestimento degli spazi pubblici adiacenti al villaggio olimpico a partire dalla primavera, a valle dell’approvazione del piano attuativo da parte del Comune di Milano. Poi, terminate le Olimpiadi Invernali il villaggio sarà trasformato nel più grande studentato d’Italia realizzato in edilizia residenziale sociale, con circa 1.700 posti letto.
Tutto bene. E intanto a Cortina? La domanda potrebbe suonare retorica. O provocatoria. Perché è risaputo che a Cortina è tutto fermo. Per la pista da bob sembra ormai troppo tardi. E il villaggio olimpico molto probabilmente non verrà mai realizzato.
L’opera prima era stata prevista a Fiames, poi è stata spostata a Campo di Sotto. E l’ultimo “trasloco” l’ha portata nuovamente a Fiames. Ma tutto solo sulla carta, con l’idea della Regione Veneto di una serie di strutture prefabbricate da montare per i Giochi e da smontare subito dopo, quindi senza alcun lascito al territorio.
Ci sarebbe stata anche l’idea di recuperare la vecchia colonia Eni di Borca, lasciandola in eredità alla Valboite. Ma evidentemente l’Italia va a due velocità diverse. Milano – Lombardia – è in anticipo, Cortina – Veneto – non esiste.





